Storie Web giovedì, Aprile 30

Tassi invariati alla Bce, che continua a controllare con attenzione l’evoluzione dei prezzi, ma anche quella della crescita economica. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (Bce) ha deciso mantenere i tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale al 2%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%. La decisione è stata unanime, anche se è stata ampiamente discussa la possibilità di un rialzo dei tassi.

Il comunicato emesso al termine del consiglio ha sottolineato che «i rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati», anche se «le nuove informazioni sono sostanzialmente, per quanto riguarda l’andamento dei prezzi, in linea con le valutazioni del recente passato». «Il conflitto in Medio Oriente – ha spiegato la Banca centrale – ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto», che potrebbero trasformare quello che è una semplice variazione dei prezzi relativi – con implicazioni non irrilevanti sulla crescita – in una vera e propria inflazione e richiederebbero a quel punto un intervento della politica monetaria.

L’inflazione di aprile, secondo le indicazioni di Eurostat, hanno mostrato un’accelerazione dei prezzi al 3%, dal 2,6% di marzo e dall’1,9% di febbraio, tutta legata ai rincari dell’energia: i prezzi dei beni manifatturieri sono saliti dello 0,8% (dallo 0,5% di marzo e lo 0,7% di febbraio), mentre quelli dei servizi hanno rallentato al 3%, dal 3,2% dei due mesi precedenti. «Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia», ha continuato la Banca centrale.

Anche la crescita, però, è stata negativamente colpita dalla guerra, ha spiegato in conferenza stampa la presidente della Bce Christine Lagarde: «I sondaggi indicano un rallentamento della crescita, mentre consumatori e imprese sono diventati meno fiduciosi riguardo al futuro da quando è iniziata la guerra. Tempi di consegna più lunghi e l’aumento dei prezzi dei fattori produttivi suggeriscono che le catene di approvvigionamento stanno subendo pressioni. In prospettiva, gli elevati costi dell’energia dovrebbero continuare a pesare sui redditi reali, rendendo famiglie e imprese più riluttanti a consumare e investire». L’economia, ha aggiunto Lagarde, si sta allontanando dallo scenario base indicato nelle proiezioni di marzo. L’incertezza inoltre sta aumentando e le previsioni saranno riviste ampiamente a giugno.

La Bce continuerà a seguire il proprio approccio, basato sui dati, per prendere le proprie decisioni «riunione dopo riunione». Non ci sono quindi indicazioni, come ormai di consueto, per le prossime mosse. «Il Consiglio direttivo si trova tuttora in una posizione favorevole per affrontare l’attuale incertezza», spiega la Banca centrale, e «Le aspettative di inflazione a più lungo termine permangono saldamente ancorate, benché quelle sugli orizzonti temporali più brevi siano aumentate in misura significativa». L’evoluzione dell’economia sarà quindi seguita «attentamente».

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