Il disturbo schizoide è una patologia di mezzo: timidezza estrema, isolamento, vittimismo da complotto, pensieri ossessivi ricorrenti, fissazioni: può restare un problema di personalità, o sfociare in schizofrenia vera e propria. Ed anche in questo caso: quasi sempre rimanere un grave disturbo personale, risucchiando quella mente in un mondo di voci che sente solo il malato, o scatenare violenza, verso sé stessi o gli altri, dal 5 al 13% dei casi. In psichiatria non esiste il bianco o nero: secondo le stime col disturbo schizoide convivono con diverse gradazioni più di mezzo milione di italiani. E sono decine le altre problematiche psichiatriche che possono scaturire in atti violenti.
Quali sono gli strumenti per individuare prima e seguire poi questi casi? L’attentatore di Modena era stato in cura presso il Centro di igiene mentale di Castelfranco Emilia, due anni fa, poi era sparito. In questi casi, se i medici ritengono ci sia la possibilità di degenerazione della patologia, possono chiedere al sindaco l’accertamento sanitario obbligatorio, che può sfociare nel TSO, trattamento sanitario obbligatorio con ricovero nei reparti psichiatrici degli ospedali: massimo per 12 giorni, attorno ai 5000 l’anno. Poi, su base volontaria, il paziente può essere accolto da una struttura protetta sul territorio, se ci sono.
I numeri: 26mila i posti letto in psichiatria negli ospedali, 2000 tra pubbliche e private le residenze riabilitative, 700 i centri semiresidenziali: 29mila gli oepratori nel pubblico, con 850mila assistiti












