A meno di ventiquattro ore dall’attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, le indagini federali si concentrano sul movente, la pianificazione e gli obiettivi. Il ministro della Giustizia Usa ad interim Todd Blanche ha indicato che il bersaglio erano membri dell’amministrazione di Donald Trump, “probabilmente anche il presidente”, chiarendo però che si tratta di una valutazione preliminare basata su dispositivi elettronici e scritti analizzati dagli investigatori. Secondo quanto riferito dall’Associated Press, il sospetto – non ufficialmente identificato dalle autorità – è stato indicato da fonti di polizia come un 31enne proveniente dalla California, che avrebbe viaggiato in treno fino a Washington passando per Chicago.
La ricostruzione conferma un’azione preparata nei giorni precedenti. L’uomo si sarebbe registrato come ospite nell’hotel che ospitava l’evento, circostanza che gli avrebbe consentito di avvicinarsi all’area del gala. Secondo AP e le dichiarazioni di Blanche, avrebbe acquistato le armi negli ultimi anni e tentato di entrare nella sala principale armato anche di coltelli. È stato bloccato mentre cercava di avanzare verso il ballroom, in una fase concitata in cui sono stati esplosi colpi di arma da fuoco. Un agente è stato colpito al giubbotto antiproiettile ed è in ripresa. “Ha fallito, le forze dell’ordine hanno fatto il loro lavoro”, ha dichiarato Blanche.
Le testimonianze raccolte sul posto descrivono un momento inizialmente confuso. I primi rumori, secondo una testimonianza raccolta dall’Adnkronos, sarebbero stati scambiati per incidenti banali, prima che la sequenza degli spari chiarisse la situazione. La sala, molto rumorosa, ha ritardato la percezione dell’attacco tra i presenti, mentre centinaia di persone si sono poi riparate sotto i tavoli. L’evento è stato immediatamente sospeso e sarà riprogrammato.
Resta aperto il nodo della sicurezza. Sempre secondo l’Adnkronos, all’esterno erano stati predisposti controlli stringenti con metal detector e isolamento dell’area, ma l’accesso dall’interno dell’hotel potrebbe aver rappresentato un punto vulnerabile. Un aspetto ora al centro delle verifiche operative da parte delle autorità federali.
Le reazioni internazionali sono state immediate. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha espresso solidarietà sottolineando che la violenza politica “non ha posto nelle nostre democrazie”. Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha parlato di attacco alle società aperte, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che le decisioni si prendono a maggioranza e non con le armi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha richiamato il confronto democratico “con le idee” e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato il fanatismo politico. Messaggi analoghi sono arrivati dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.