Far West? Non più. Se l’influencer di turno comunica facili guadagni sul proprio canale social o sito internet dovrà fare i conti con l’authority Agcm, più nota come Antitrust. È quanto accaduto nel 2025, anno in cui è aumentata la pressione dell’organismo presieduto da Roberto Rustichelli sugli influencer e non solo nel settore degli investimenti. Episodi riportati nella relazione annuale dell’authority diffusa martedì.
Il marketing di influenza
Quello che l’Agcm definisce marketing di influenza «può presentare un più alto rischio di pubblicità occulta e ingannevole rispetto alle altre forme di pubblicità online». Conseguenza? «Sono stati conclusi diversi procedimenti per presunte condotte ingannevoli diffuse da influencer marketing, tramite canali social e internet afferenti alle tematiche della pubblicità occulta, dei fake follower e dei facili guadagni». A noi interessa soprattutto quest’ultimo ambito.
Le sei istruttorie
«L’Autorità – si legge nella relazione annuale di Agcm –ha condotto sei istruttorie nel settore del credito nei confronti degli influencer Luca Marani, Luca De Stefani, Alessandro Berton, Davide Caiazzo, Hamza Mourai e Michele Leka che promuovevano strategie per ottenere guadagni facili ed effettuare investimenti (anche in criptovalute) senza peraltro chiarire la natura pubblicitaria delle comunicazioni diffuse, né i rischi connessi a tali operazioni». Attività che, secondo Agcm, hanno violato alcuni articoli del Codice del consumo.
Nel corso del procedimento, viene specificato, quattro dei sei influencer (Marani, Berton, Mourai e Caiazzo) «hanno presentato impegni consistenti» come la rimozione da tutti i canali social e siti internet da loro utilizzati, delle espressioni che «enfatizzano guadagni facili o privi di rischi»; sono stati inseriti disclaimer pubblicitari; rimossi i follower non autentici «dai propri profili social» oltre a impegnarsi a un monitoraggio con idonei strumenti; e «a rendere compliance l’attività svolta online alla normativa consumeristica».
Per tali motivi l’authority ha ritenuto tali impegni idonei «a far venire meno i profili di scorrettezza ipotizzati», chiudendo i procedimenti senza accertare le infrazioni.











