Storie Web martedì, Settembre 22

«Il “dopo” non può essere un ritorno al prima». Vincenzo de Martino, presidente di Anie, mette così il punto sulla stagione che si apre mentre il Pnrr arriva al capolinea. È uno dei messaggi lanciati dall’Assemblea pubblica 2026 di Anie Confindustria, federazione che rappresenta l’industria dell’elettronica e dell’elettrotecnica riunita a Milano attorno alla domanda «Quale crescita dopo il Pnrr?».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Ad aprire i lavori, in collegamento, è stato il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, seguito dalla relazione di de Martino e dalla presentazione, affidata a Benedetta Brioschi di Teha Group, dello studio sull’eredità del Pnrr. Al confronto hanno preso parte anche Domenico Siniscalco, presidente della Fondazione Luigi Einaudi e Marco Simoni, direttore dell’Istituto Affari Internazionali, il sottosegretario Alessandro Morelli, il governatore lombardo Attilio Fontana, il ministro delle Imprese Adolfo Urso e il presidente del Senato Ignazio La Russa.

Il settore arriva al passaggio in condizioni migliori della media. Anie rappresenta oltre 1.100 imprese, 490mila addetti e 118 miliardi di fatturato. Nel 2025, mentre la produzione manifatturiera scendeva dell’1,4%, Elettrotecnica ed Elettronica restavano quasi 12 punti sopra i livelli pre-pandemia, contro una manifattura ancora sei punti sotto. Nel primo semestre 2026 il fatturato dei settori Anie è salito del 9% nominale, contro il +3% della manifattura.

I numeri spiegano ora la centralità della partita. I quattro mercati abilitati dalle tecnologie Anie – energia, edilizia, industria, infrastrutture e trasporti – valgono 930 miliardi di fatturato e 297 miliardi di valore aggiunto diretto. Sono anche i settori su cui il Pnrr ha puntato di più: il 22% dei progetti, ma il 63% dei finanziamenti. Durante il Piano il loro valore aggiunto è cresciuto in media del 10% l’anno, contro il 2,9% del resto dell’economia.

L’effetto è arrivato alle imprese. La survey Anie-Teha su circa 200 aziende, rappresentative del 35% del fatturato del comparto, rileva che otto su dieci hanno partecipato a progetti o gare Pnrr. Per il 54% queste attività hanno generato oltre il 10% del fatturato 2024-2025, per il 32% più del 20 per cento. Di qui l’allarme sul dopo: il 79% degli associati è preoccupato per l’impatto della fine del Piano in assenza di altre politiche.

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