Storie Web lunedì, Settembre 14

Perché mandare un whatsapp a un amico quando gli si può mandare un piccione? Virtuale, s’intende. Certo, non il massimo quando il messaggio è “ci vediamo tra un’ora per la riunione, non fare tardi mi raccomando”, perché a quel punto – complice il piccione – l’amico farà tardi di certo.

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Eppure, in quest’epoca di super stimolazione messaggistica, le app “lente” di chat stanno acquistando un senso che fino a poco tempo fa sembrava impossibile. Sì, sembrava da folli un’app come Roost, dove è possibile allevare un proprio stormo di uccelli digitali (piccioni, ma non solo) per poi mandarli ad amici “di penna” (e piume) in giro per il mondo. Anonimi, per di più.

E Roost non è da sola. C’è anche Carrier Pidge nell’App Store, app per iOS sviluppata da Noah Iarrobino. Il testo viaggia appeso a un piccione virtuale: la consegna, come per Roost, dipende dalla distanza Gps fra mittente e destinatario, dalla velocità dichiarata di 110 miglia orarie. Ci sono alcune differenze tra le app, ma il senso è lo stesso: recuperare il gusto epistolare di un tempo, la calma di un’attesa che può durare giorni, settimane. Attesa che si traduce poi, potenzialmente, in messaggi scritti con maggiore cura e riflessione. Già vent’anni fa Umberto Eco rimpiangeva queste dinamiche “lente”, per colpa dell’arrivo delle email, che impongono – diceva – tempi rapidi, meno riflessivi. Più ansiogeni.

Ovvio: è un meccanismo che ha senso per saluti, lettere, fotografie e conversazioni personali; non per organizzare una riunione o gestire un’assistenza clienti. Proprio questa limitazione definisce il posizionamento di questa nuova categoria di app. Non competono con WhatsApp sul terreno dell’utilità universale, ma ritagliano un’occasione di comunicazione meno continua.

Le nuove app, si diceva, sono a tema uccelli.

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