Alessandro Di Battista, 48 anni, si trova in queste ore in ospedale a Cuba, dove è ricoverato in gravi condizioni. Era sull’isola caraibica per realizzare un reportage per “Il Fatto Quotidiano”, giornale su cui scrive da tempo, realizzando diversi servizi dall’estero. L’ultima tappa di un lungo percorso nella politica italiana cominciato ormai quindici anni fa, e continuato negli ultimi anni al di fuori delle istituzioni. Un percorso in cui il compromesso non ha mai trovato spazio.
Gli studi e le esperienze in America Latina
Nato a Roma il 4 agosto 1978, Di Battista cresce in una famiglia dalla lunga tradizione politica. Il padre Vittorio, infatti, è stato un imprenditore e consigliere comunale nelle file del Movimento Sociale Italiano. Il figlio Alessandro prende però un’altra strada. Maturità scientifica al liceo Farnesina di Roma, una laurea con lode nel 2004 in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (Dams) all’Università Roma Tre, e quattro anni dopo un master in tutela internazionale dei diritti umani alla Sapienza. Negli anni precedenti all’esperienza come parlamentare, Di Battista lavora come cooperante nel mondo dell’educazione, del microcredito e dei progetti produttivi e collabora con realtà impegnate nella cooperazione e nella tutela dei diritti umani. Trascorre periodi di soggiorno in Guatemala e nel 2010 attraversa diversi Paesi dell’America Latina.
Gli esordi nel Movimento 5 Stelle
La svolta arriva nel 2011, con l’avvicinamento al movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. In quel periodo comincia a collaborare con il blog di Grillo, pubblicando reportage. Nel 2012, alle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle, ottiene 313 preferenze, e l’anno successivo viene candidato alla Camera nel Lazio ed eletto alle politiche del 2013. Durante l’esperienza come parlamentare, entra a far parte della Commissione Esteri e, dal maggio 2013 al luglio 2015, ne diventa vicepresidente. Ma è soprattutto fuori dalle commissioni parlamentari che costruisce il proprio ruolo politico, con interventi in aula, comizi, interviste e video sui social, che contribuiscono a farlo diventare uno dei principali comunicatori del Movimento. Con il suo stile agguerrito viene presto identificato con l’ala movimentista, radicale e maggiormente legata alla fase originaria del grillismo.
Nel 2014 Beppe Grillo propone agli iscritti la creazione di un direttorio a cinque, che include Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e lo stesso Di Battista. La proposta viene approvata online con un’ampia maggioranza e Di Battista raggiunge l’apice della sua popolarità nel Movimento. Nel 2016, durante una dura campagna contro la riforma costituzionale dell’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, percorre l’Italia in scooter con il tour “Costituzione coast to coast”, sostenendo il No al referendum. Nel 2018 non si ricandida alle politiche e continua la sua battaglia al di fuori del parlamento, criticando duramente la Lega e Matteo Salvini durante il primo governo Conte e il Partito democratico durante il governo Conte II.
L’uscita dal Movimento e la nuova vita da reporter
Nel febbraio del 2021 arriva un nuovo punto di rottura. I 5 Stelle decidono di sostenere il governo guidato da Mario Draghi e Di Battista, in polemica con quella scelta, annuncia l’uscita dal Movimento dopo oltre undici anni di militanza. L’attività politica di Di Battista si trasforma attraverso viaggi, reportage e interventi pubblici. Inizia a collabora con “Il Fatto Quotidiano” e realizza servizi e documentari da Stati Uniti, Messico, Iran, Bolivia, Russia e vari paesi del Sud America. Dal 2022, inoltre, diventa opinionista di “Dimartedì” su La7 e continua a scrivere e produrre contenuti su varie testate e piattaforme.











