Storie Web giovedì, Giugno 11

Il divieto di Internet per i minori di 16 anni passa da meccanismi effettivi di verifica dell’età, perchè «non può bastare una spunta blu sulle piattaforme», spiega il deputato Stefano Vaccari, primo firmatario di una nuova proposta di legge dem sul tema

Giovani e Web, Vaccari (Pd): contro i “divieti fantasma” norme stringenti per la verifica dell’età

Nonostante sia un tema molto sentito, la regolamentazione effettiva della verifica dell’età degli utenti per l’accesso ai social e a Internet potrebbe rivelarsi una delle incompiute della legislatura. All’attenzione del Parlamento ci sono infatti svariate proposte di legge per disciplinare in maniera effettiva l’accesso dei minori al Web, ma al momento il tema non sembra rientrare tra le priorità della maggioranza. «Il Parlamento non riesce a superare l’impasse su questo nodo cruciale», spiega a Parlamento 24 il deputato Stefano Vaccari (Pd) primo firmatario di una nuova proposta di legge in materia, «ma sicuramente c’è un ritardo anche culturale di noi adulti nell’approccio al problema», perchè «siamo anche quelli che diciamo programmiamo queste piattaforme digitali e lo facciamo per tenere il più possibile i minori» ancorati alle stesse piattaforme, “ingaggiandoli” quanto più possibile.

Il divieto di accesso ad Internet per i minori di 16 anni passa da meccanismi efficienti ed effettivi di verifica dell’età, ispiranti a quanto fatto su questo fronte nella Spagna del premier Sanchez, perchè «non può bastare una spunta blu sulle piattaforme», sottolinea Vaccari. I gestori devono quindi mettere in campo una strumentazione e procedure tali da rendere efficace il divieto fino ai 16 anni di età, con la possibilità di una deroga tra i 14 e i 16 anni soltanto garantendo ai genitori la possibilità di controllo. Tra le previsioni della proposta di legge Vaccari, anche il divieto, per i gestori delle piattaforme digitali, di profilare i minori sui social network, perchè i ragazzi «non possono essere considerati alla stregua di noi adulti come consumatori qualsiasi, perché sono in una fase di crescita, di formazione», e «pertanto non possono essere “adescati”: passatemi il termine, perché questo accade».

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