A più di sei anni dalla scoperta in Italia del primo paziente colpito dalla pandemia di Covid il 21 febbraio del 2020 e a quasi tre anni dalla dichiarazione di fine emergenza dell’Oms nel maggio del 2023 l’Italia si attrezza finalmente contro possibili future emergenze aggiornando il piano pandemico che è stato approvato oggi in Conferenza Stato Regioni e contiene misure di prevenzione, sorveglianza epidemiologica, gestione clinica e logistica sanitaria delle filiere di approvvigionamento. Le risorse per finanziarlo sono contenute nella legge di bilancio dell’anno scorso
Il via libera delle Regioni al Piano
Dopo un lungo confronto anche con i Governatori è arrivato finalmente il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni al nuovo piano pandemico 2025-2029. Il Piano è stato approvato anche erché sono state accolte, secondo quanto si apprende, le richieste e le condizioni poste dalle Regioni che avevano chiesto di emendare la legislazione vigente in materia di personale del settore sanitario, prevedendo che le risorse per il rafforzamento della governance regionale e delle attività dei Dipartimenti di Prevenzione possano essere utilizzate anche per il reclutamento di personale, in deroga ai limiti di spesa attualmente previsti: Ma anche ad intervenire sulla normativa per garantire che le Regioni a statuto speciale e le Province autonome possano accedere alla ripartizione di eventuali ulteriori risorse statali destinate all’attuazione del Piano, in considerazione della rilevanza nazionale degli obiettivi di tutela della salute.
Le misure previste nell piano contro tutti i patogeni
Nel nuovo documento ci sarà un cambio di impostazione rispetto al Piano precedente: si passerà infatti da un piano riferito alla sola pandemia influenzale a un piano che verrà esteso a tutte le pandemie da patogeni che hanno una trasmissione respiratoria. Come ha sottolineato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato “il Piano recepisce le evoluzioni normative europee e internazionali e le evidenze emerse dalle recenti emergenze sanitarie, con particolare riguardo alla tempestività decisionale, all’interoperabilità dei sistemi informativi e all’adeguatezza delle scorte strategiche, nel rispetto delle risorse finanziarie già stanziate”. In tale contesto, ha inoltre evidenziato Gemmato, “la gestione delle scorte cambia sostanzialmente, passando da un piano di preparazione e risposta riferito alla sola pandemia influenzale a un piano esteso alle pandemie da patogeni a trasmissione respiratoria, secondo un approccio pluri-patogeno”. Ad oggi, l’organizzazione e il coordinamento della preparazione e della risposta alle emergenze di natura infettiva, e in particolare alle eventuali pandemie influenzali, si fondavano sul modello definito nel PanFlu 2021-2023.
Il nodo delle coperture e le risorse stanziate
Il piano è stato al centro di un lungo rimpallo tra ministero e Regioni in cui si era inserito anche il ministero dell’Economia: l’ultima bozza del piano – un documento di oltre 300 pagine – risaliva all’estate scorsa a cui si è aggiunta anche una lettera lo scorso gennaio della Ragioneria generale dello stato in cui si facevano le le pulci alle coperture economiche delle misure previste. Coperture che devono essere starte trovate: in particolare il piano è finanziato con risorse importanti dalla manovra di bilancio dell’anno scorso che ha già stanziato 50 milioni per il 2025, 150 milioni per il 2026 e 300 milioni annui a decorrere dal 2027. Per l’infettivologo Matteo Bassetti “nel nuovo piano non si parla della cosa più importante: dove prendere rapidamente farmaci e vaccini. Se oggi scoppiasse una nuova emergenza pandemica, l’Italia sarebbe indietro rispetto al resto del mondo. Questo succede quando l’ideologia supera la scienza e la collaborazione internazionale. La lezione del Covid è stata completamente dimenticata”.
