La domanda di energia necessaria per alimentare i data center sta infatti crescendo rapidamente, mentre i produttori di generatori e turbine faticano a tenere il passo con gli ordinativi. Per le aziende dell’intelligenza artificiale, assicurarsi una quantità sufficiente di elettricità è diventato importante quanto disporre dei chip più avanzati.
L’accordo segna anche un cambiamento nella strategia delle grandi società tecnologiche, sempre più interessate a controllare direttamente una parte delle infrastrutture energetiche, anziché affidarsi esclusivamente ai fornitori tradizionali di elettricità.
La dimensione della sfida emerge anche dai documenti depositati da Anthropic presso la Securities and Exchange Commission (Sec) il 2 novembre, in vista della quotazione in Borsa. La società ha dichiarato impegni contrattuali per circa 895,4 miliardi di dollari, quasi interamente legati alla capacità di calcolo e alle infrastrutture, con scadenze distribuite fino al 2045. Di questi, circa 447,5 miliardi sono previsti entro la fine del 2030.
Negli stessi documenti Anthropic riconosce che la disponibilità di elettricità rappresenta ormai uno dei principali ostacoli alla costruzione e all’ampliamento dei data center, soprattutto negli Stati Uniti. Il ricorso a generatori alimentati a gas naturale può offrire una soluzione per ottenere capacità aggiuntiva, ma solleva anche interrogativi sull’impatto ambientale e sulle emissioni legate alla crescente diffusione dell’intelligenza artificiale.
La corsa all’AI, insomma, non si gioca più soltanto sulla potenza dei modelli e dei semiconduttori. Sempre di più, la competizione riguarda la capacità di assicurarsi l’energia necessaria per farli funzionare.





