L’istituzione di una posizione previdenziale automatica per ogni nuovo nato, alimentata da un contributo pubblico continuo di 10 euro al mese fino alla maggiore età, la gestione del capitale da parte dei fondi di previdenza complementare privati in linee ad alto contenuto azionario e l’incentivazione dei versamenti integrativi familiari rappresentano i punti qualificanti della proposta “Previdenza dalla culla” firmata da Arel e Assogestioni.
L’iniziativa mira a introdurre i Conti di investimento previdenziale (Cip), uno strumento a carattere universalistico ideato per costruire fin dalla nascita una dote pensionistica per le giovani generazioni, stimolare l’educazione finanziaria delle famiglie e incanalare il risparmio privato verso investimenti produttivi nell’economia reale. Il meccanismo prevede che lo Stato versi complessivamente 2.160 euro nell’arco di 18 anni per ciascun beneficiario, lasciando ai genitori la facoltà di incrementare l’accumulo attraverso un plafond autonomo di deducibilità fiscale fino a 5.300 euro annui. Sfruttando la capitalizzazione composta su un orizzonte di lunghissimo periodo, secondo le proiezioni dello studio, un rendimento netto stimato al 6% permetterebbe al solo contributo statale di generare circa 3.710 euro al compimento del diciottesimo anno e oltre 64.000 euro all’età pensionabile, cifra che può superare i 450.000 euro nel caso in cui la famiglia e il futuro lavoratore integrino regolarmente il piano.
L’esigenza di una simile riforma nasce dal profondo squilibrio demografico che colpisce l’Italia, dove il basso tasso di fecondità e la spesa pensionistica pubblica che assorbe già il 16,3% del Pil, rendono insostenibile l’affidamento esclusivo al primo pilastro a ripartizione. Fronteggiare la contrazione della popolazione attiva e il progressivo ridimensionamento dei tassi di sostituzione futuri richiede infatti un deciso rafforzamento della previdenza integrativa, oggi ancora caratterizzata da tassi di adesione ridotti e posizioni medie cumulate modeste.
Il nodo centrale emerso nella presentazione della proposta riguarda tuttavia l’architettura gestionale della misura, specialmente alla luce del testo della manovra di bilancio che ha ipotizzato la creazione del cosiddetto “Fondo Valore” affidato all’Inps. La presidente di Assogestioni, Maria Luisa Gota, si è espressa in senso contrario rispetto a questo orientamento, indicando con chiarezza la posizione dell’industria del risparmio gestito: «Per noi c’è una sola strada per portare al successo: che queste risorse vengano gestite fin dall’inizio nella previdenza complementare». Cota ha evidenziato che la scelta dell’ente gestore non è un dettaglio organizzativo, ma il fattore determinante per l’efficacia del progetto, affermando la necessità di «mettere queste risorse al lavoro fin da subito nelle finanziarie per poter dar valore poi col tempo e farle crescere».
Nel corso del dibattito la stessa perplessità è stata rimarcata definendo l’affidamento all’Inps «un grande errore» legato a esigenze di contabilità pubblica, dato che il versamento all’ente previdenziale pubblico viene trattato come entrata senza richiedere immediate coperture di bilancio.












