L’analisi presentata sul payback ne ha in particolare ha valutato le conseguenze per la sostenibilità economica delle imprese. Nel dettaglio, secondo quanto presentato da Fabio Pammolli direttore scientifico della Fondazione Cerm e Ordinario di Economia e Management al Politecnico di Milano, le evidenze suggeriscono che il meccanismo – che nel 2025 ha comportato 2,38 miliardi di ripiano dello sfondamento della spesa farmaceutica a carico delle imprese – ha un «impatto rilevante» sul loro equilibrio economico «con possibili effetti sulla capacità di attrarre investimenti e sostenere percorsi di crescita e innovazione nel lungo periodo», ha dichiarato Pammolli. Lo studio stima che sarebbe necessaria una riduzione del payback sugli acquisti diretti di circa 1,28 miliardi di euro per le aziende del campione analizzato, pari a -72,5% degli importi a loro carico. Questo “cap sostenibile”, definito tenendo conto della necessità di preservare un’adeguata remunerazione del capitale investito, nel breve e medio periodo «potrebbe rappresentare una misura di salvaguardia utile a sostenere la capacità di investimento e innovazione del settore». Mentre nel lungo periodo la principale indicazione che emerge dallo studio è «l’esigenza di una revisione strutturale del sistema, volta a ricondurre il payback alla sua funzione originaria di strumento correttivo degli sforamenti di spesa, superandone l’utilizzo come componente ordinaria del finanziamento della spesa farmaceutica».
Il Libro bianco
La celebrazione è stata anche l’occasione per presentare il Libro bianco ’50 anni di futuro’, realizzato con il patrocinio di Remind e Farmindustria. Il documento individua le priorità strategiche e le condizioni per valorizzare l’innovazione, rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e contribuire alla crescita economica del Paese. Un tema sottolineato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un messaggio inviato per l’occasione: «Il valore della farmaceutica – si legge – va ben oltre i risultati economici e industriali. Si misura nella capacità di contribuire al progresso della medicina, rendere disponibili terapie sempre più efficaci, migliorare la qualità e l’aspettativa di vita delle persone. In questa prospettiva, il Governo è impegnato fin dal suo insediamento per rafforzare il Servizio sanitario nazionale e per garantire il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione. Dall’inizio della legislatura – ha poi voluto ricordare Meloni – le risorse per il Fondo sanitario nazionale sono progressivamente cresciute e hanno raggiunto un livello mai raggiunto in passato. La nuova legge di bilancio approvata dal Governo ha confermato questa tendenza e ha previsto lo stanziamento di ulteriori risorse, che consentono al Fondo di arrivare a 146,3 miliardi nel 2027».
Per il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto all’evento Johnson & Johnson Italia, «bisogna smettere di leggere la salute solo come una voce di spesa da contenere – ma vederla per quello che veramente è: uno degli investimenti più lungimiranti che una nazione può fare su se stessa. Ce lo ha insegnato la pandemia: avere nel proprio Paese la capacità di produrre ciò che serve alla salute non è un lusso ma una vera e propria forma di sicurezza nazionale e stabilimenti come questi ne sono parte integrante», ha detto riferendosi al sito produttivo di Latina. «Alle imprese spetta investire, fare ricerca e innovare. Alle istituzioni garantire regole chiare, tempi certi e stabilità. Pubblico e privato devono lavorare insieme con un obiettivo comune: assicurare a tutti i cittadini un accesso equo alle cure e costruire un futuro di innovazione, crescita e salute», ha sottolineato.
Temi che riecheggiano nel Libro bianco, che elenca otto condizioni strutturali, frutto del dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti sanitari, università, imprese, associazioni di pazienti e società civile. Secondo gli estensori del documento, sono questi i “fattori per una trasformazione duratura del sistema salute”: programmazione; competitività; prevedibilità “attraverso regole stabili, criteri trasparenti, certezza del diritto e orizzonti pluriennali”; innovazione; integrazione dei percorsi di cura; dati; competenze; partecipazione. “La sfida – è la conclusione a cui si giunge nel Libro – è passare da interventi frammentati a una strategia di sistema capace di misurare il valore generato in termini di accessibilità, continuità delle cure, esiti, qualità della vita e riduzione delle disuguaglianze”. Questo anche considerando l’effetto moltiplicativo del settore farmaceutico sull’economia nazionale: ogni euro aggiunto di domanda finale genera complessivamente 3,98 euro di produzione, 1,52 euro di valore aggiunto e 0,32 euro di gettito fiscale (al netto dell’Iva), considerando effetti diretti, indiretti e indotti lungo l’intera filiera.













