Ordini saltati. Spedizioni fermate. Portali aziendali rimasti fuori uso per ore, in alcuni casi per giorni. Un danno economico ancora da misurare. A ottobre la minaccia cyber contro l’Italia ha cambiato passo: ha smesso di restare sulla superficie dei siti web ed è entrata nell’operatività delle imprese. Il bersaglio è stato la logistica, infrastruttura vitale del sistema-Paese. Per oltre due settimane, tra il 7 e il 21-22 ottobre, trasporti, nautica e piattaforme pubbliche sono finiti sotto una sequenza di attacchi Ddos per intensità e durata fuori dall’ordinario nel comparto. Gli analisti l’hanno già ribattezzato l’«ottobre nero» della logistica italiana.
Il primo colpo è arrivato il 7 ottobre. Nel mirino è finito l’Hub dei contratti pubblici, piattaforma collegata al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, affidata in convenzione a Itaca – l’Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale – e ospitata sui server del Polo strategico nazionale. La firma era quella di NoName, collettivo hacker filorusso già noto per le campagne di disturbo contro governi, istituzioni e infrastrutture occidentali. L’attacco è stato neutralizzato nella stessa giornata, ha poi confermato il ministero. Ventiquattr’ore più tardi, lo stesso gruppo ha colpito la Farnesina, dopo gli affondi della portavoce russa Maria Zakharova contro Antonio Tajani. Un altro bersaglio, dentro una pressione cyber che in quei giorni si stava allargando su infrastrutture e trasporti e sulle amministrazioni italiane.
La tecnica, almeno in apparenza, è elementare. Milioni di accessi artificiali scaricati nello stesso istante sui sistemi fino a saturarli e renderli irraggiungibili. Il Ddos. Ma a ottobre il peso degli attacchi ha superato il gesto dimostrativo. Quando nel mirino sono entrate, dopo il Mit, le imprese della logistica. Il blocco digitale ha cominciato a trasferirsi sulla catena reale delle operazioni. Gli ordini hanno rallentato. Le comunicazioni si sono interrotte. Le spedizioni si sono fermate. È qui che si misura il salto di qualità: l’attacco informatico non ha più oscurato soltanto una pagina web, ma ha cominciato a inceppare il funzionamento delle aziende.
E il fronte si è allargato. Azimut Benetti Group, Neri Group, Confetra, l’associazione della logistica Alis, l’operatore di container Lorenzini & C. Obiettivi diversi, dentro la stessa filiera. Alcune incursioni sono state rivendicate sui canali Telegram, mentre gli specialisti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale seguivano l’ondata giorno dopo giorno. Diverse delle realtà colpite rientrano nel perimetro della Nis 2, la normativa europea che impone requisiti rafforzati di cybersicurezza ai soggetti considerati essenziali per il funzionamento del Paese. In alcuni casi i sistemi sono tornati pienamente operativi dopo 24 o 48 ore. In altri, gli effetti si sono trascinati più a lungo.
Poi la cronologia degli attacchi ha incrociato la politica. Il 20 ottobre un nuovo attacco cyber ha colpito anche il sito del ministero della Difesa. Guido Crosetto ha parlato di guerra ibrida, con un riferimento indiretto alla Russia.












