Storie Web martedì, Ottobre 27

«Nelle grandi città del Meridione non mancano i passi avanti, si vede qualche spiraglio, ma purtroppo ci sono anche gli arretramenti e complessivamente questi centri continuano a non farcela». Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, allarga lo sguardo oltre la sua regione e trova analogie tra il capoluogo partenopeo, quest’anno ultimo nel rapporto sull’Ecosistema urbano, e altre aree metropolitane del Sud.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’ultimo posto in classifica

Venendo in particolare alla situazione di Napoli, non sminuisce certo alcuni aspetti interessanti (il numero di passeggeri che fruiscono del trasporto pubblico locale, migliore di quello delle altre città più popolose del Mezzogiorno, il numero relativamente basso di auto circolanti, la variazione contenuta nel consumo di suolo), ma sottolinea l’esistenza di problemi che definisce «atavici». E fa un paio di esempi: «Nella raccolta differenziata, al 47 per cento, Napoli finisce tra le ultime 10 e abbassa la media dei capoluoghi campani (guidati da Salerno con un ottimo 74,5 per cento, ndr). Inoltre la qualità dell’aria è veramente scarsa, ai livelli delle città della pianura padana. Scontiamo un traffico importante in varie zone, la collocazione dell’aeroporto e del porto praticamente in città, l’esistenza di aree industriali immediatamente a ridosso».

«L’amministrazione locale non sta certo con le mani in mano – precisa Imparato -; ci sono interventi infrastrutturali in corso, sono stati aperti cantieri con l’utilizzo dei fondi Pnrr, ma spesso manca una strategia per dare risposte immediate e non effimere a problemi attuali e pressanti. Prendiamo il caso delle città bollenti della scorsa estate. Servono i cosiddetti rifugi climatici: innanzitutto spazi verdi non necessariamente grandi ma presenti in tutti i quartieri, a partire da quelli con le maggiori criticità sociali, in modo da non acuire condizioni di disuguaglianza. Si tratta di mappare le isole di calore e incrociarle con le zone dove sono più presenti sacche di povertà assoluta e intervenire lì, anche mettendo a disposizione ambienti climatizzati in strutture come le biblioteche e le parrocchie». A proposito del verde, peraltro, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha sottolineato la recente messa a dimora di oltre 6.500 alberi.

Il commento del sindaco di Napoli

A commentare l’ultimo posto di Napoli è stato, infatti, anche il sindaco Manfredi, che innanzitutto ha ricordato come le performance partenopee scontino purtroppo «la carenza di integrazione di informazioni tra diverse amministrazioni che insistono sul territorio». Pesano la scarsa qualità dell’aria e delle acque, la scarsa performance nella raccolta differenziata e i pochi alberi (cinque ogni 100 abitanti nelle aree pubbliche). Manfredi ha precisato che «il Comune ha aderito al bando metropolitano su piantumazione e incremento del verde». Per la precisione sono stati messi a dimora 6.547 nuovi alberi, di cui 934 sostituzioni, e 2.580 arbusti. Ora lo sguardo del sindaco punta al futuro: «Con la conclusione dei progetti ordinari e finanziati con il Pnrr su ambiente e mobilità – ha detto – sicuramente potremo risalire in classifica: in questi anni sono stati compiuti grandi passi in avanti, considerando l’eredità amministrativa ricevuta e le casse comunali in dissesto».

Il nodo del clima

«Resta poi un «grande focus», ricorda la rappresentante di Legambiente Campania, su un argomento che interessa città grandi e piccole di tutto il territorio nazionale. «Occorre concentrarsi sulle politiche di adattamento climatico. Dopo un’estate torrida abbiamo visto le città allagate dalle prime piogge. Non possiamo farci trovare impreparati. La depavimentazione e la pulizia del verde sono alcuni degli strumenti per contrastare gli effetti del cambiamento del clima».

Condividere.