Oltre 285mila siti web italiani sono esposti al rischio di attacchi informatici. Gli hacker, ma anche collettivi cyber legati ad «attori statuali» come la Russia, potrebbero sfruttare due gravi vulnerabilità per accedere ai sistemi senza conoscere le credenziali, sottrarre i dati degli utenti, modificare le pagine o interrompere completamente i servizi. L’allarme arriva dall’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), che nell’arco di tre giorni ha pubblicato due distinti bollettini di sicurezza. Una circostanza senza precedenti.
Le falle riguardano PHP, uno dei software più utilizzati per il funzionamento dei siti internet, dai portali della pubblica amministrazione alle piattaforme di commercio elettronico. Gli aggiornamenti per correggere le vulnerabilità sono già disponibili, ma oltre otto siti su dieci, tra quelli verificati dall’Agenzia, non li hanno ancora installati.
Le due vulnerabilità critiche di PHP
Il problema sta in PHP, il software che lavora dietro le quinte di gran parte dei siti: fa funzionare i moduli da compilare, il carrello di un negozio online, l’area riservata di un Comune o di un’azienda. Due difetti gravissimi, con un punteggio di pericolosità di 9,2 su 10, permettono a chiunque di dare ordini al sito dall’esterno. E in rete circolano già le istruzioni per farlo: l’Agenzia parla di «recenti tentativi di sfruttamento».
Oltre 285mila siti vulnerabili, solo 63mila aggiornati
Secondo i dati dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, aggiornati al 25 ottobre, in Italia sono stati individuati 741.523 siti web che utilizzano PHP.
Di questi, per 348.130 è stato possibile verificare la versione del software installata. Il risultato evidenzia una situazione critica: 285.149 siti, pari all’81,9% di quelli controllati, utilizzano ancora versioni vulnerabili. Soltanto 62.981 risultano aggiornati.











