Scende in campo il ministero dell’Interno sulla protesta dei Tir nel Mezzogiorno, diventato negli ultimi giorni il collo di bottiglia d’Italia: Campania, Puglia, Sicilia, Calabria con echi in Molise e Basilicata.
Nel mirino ci sono i piccoli autotrasportatori che non rispondono alle sigle che hanno aderito all’accordo proposto al tavolo con Salvini. Il ministro torna a chiedere lo stop dei blocchi rilanciando su un eventuale tetto al prezzo del diesel, ma la situazione è tutt’altro che risolta. Sulla mappa della protesta, la Sicilia è l’unica regione ad aver subito rimosso totalmente i blocchi, mentre la Campania e la Calabria sono ancora cerchiate in rosso.
A Napoli, il sindaco Gaetano Manfredi insieme con il primo cittadino di Bari denuncia una situazione insostenibile e chiede a Salvini di anticipare l’incontro del 27 ottobre.
Non solo supermercati con scaffali vuoti.
Nel capoluogo campano come in altre città del sud, diverse pompe sono esaurite, sale l’allarme anche per i trasporti sanitari, la raccolta rifiuti, il trasporto pubblico extraurbano. A rischio anche navi e aliscafi nel golfo di Napoli. Situazione simile agli aeroporti calabresi, anche se la Sacal, la società di gestione, rassicura di aver ripristinato la regolarità. Ma nei supermercati della Calabria gli ultimi rifornimenti risalgono a 4-7 giorni fa. Mancano soprattutto prodotti freschi. E l’eco della protesta ha raggiunto Basilicata e Molise, dove ha avuto luogo un corteo a Campobasso.
Quanto alla rimozione forzata dei blocchi, le difficoltà maggiori la polizia le sta avendo nel Casertano, perché diversi camion hanno le ruote bucate. Sono degli autotrasportatori che volevano lavorare, ma sono stati costretti a restare ai presìdi dal nocciolo duro della protesta.












