Namirial, tra i leader europei della certificazione delle transazioni digitali che lavorano nei mercati regolamentati, ha annunciato l’acquisizione della spagnola ZeroComa. L’operazione rafforza la presenza del gruppo italiano nel mercato iberico, dove sta avanzando la normativa che richiede la digitalizzazione degli adempimenti fiscali e l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica.
Fondata a Madrid da Andrés Allende e Maria Losada, ZeroComa è specializzata nei software per la gestione delle notifiche elettroniche delle pubbliche amministrazioni, della fatturazione digitale e delle comunicazioni fiscali. Le sue piattaforme servono oltre 650 clienti. I due attuali amministratori delegati, Álvaro e Alejandro Allende, resteranno alla guida dell’azienda ed entreranno nel capitale di Namirial. Il valore dell’acquisizione non è stato comunicato. La pubblicistica spagnola riporta un fatturato stimato di ZeroComa tra i 4 e i 5 milioni di euro.
Namirial sviluppa le tecnologie che permettono di rendere sicure e giuridicamente valide le transazioni digitali: dall’identificazione a distanza delle persone alla firma elettronica, dalla certificazione delle comunicazioni alla conservazione dei documenti e alla fatturazione elettronica. Sono servizi utilizzati in particolare da banche, assicurazioni, professionisti e pubbliche amministrazioni per digitalizzare processi che richiedono garanzie sull’identità dei soggetti coinvolti, sull’integrità dei documenti e sulla conformità alle normative.
Il gruppo è guidato dall’amministratore delegato Massimiliano Pellegrini dal 2020, quando fatturava circa 50 milioni. Nel 2025 ha registrato un fatturato di 270 milioni di euro e punta a superare i 300 milioni nel 2026, impiega oltre 1.400 persone ed è attivo in più di 90 Paesi. Sempre nel 2025, la maggioranza del capitale è passata dal fondo Ambienta a Bain Capital, a una valutazione stimata di 1,1 miliardi di euro, aumentata di otto volte rispetto al 2020 (si veda il Sole 24 Ore del 26 marzo 2025). «Abbiamo una piattaforma completa, per tecnologie, standard e prodotti, e puntiamo a essere leader in Europa: nella complessità dei diversi mercati nazionali, i clienti che operano in molti Paesi preferiscono un fornitore di certificazione integrato», dice Pellegrini.
La normativa italiana ha aperto il mercato alle tecnologie di certificazione prima che nel resto d’Europa. E ora che le norme convergono, gli italiani hanno un vantaggio competitivo, tanto che tra le prime tre aziende del settore ci sono due italiane: Namirial e la business unit Digital Trust di Tinexta che ha fatturato circa 220 milioni nel 2025.










