Il presidente serbo Aleksandar Vucic si è dimesso per potersi candidare “come libero cittadino” alla carica di primo ministro nelle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre, un risultato ottenuto dal movimento degli studenti dopo due anni di proteste contro il suo governo. Vucic aveva sciolto le camere il 9 settembre spianando la strada alle elezioni anticipate pe potersi candidare visto che la costituzione gli vieta un terzo mandato come presidente.
“Mi dimetto dalla carica di presidente”, ha dichiarato Vucic dal palazzo presidenziale, dove i suoi sostenitori scandivano il suo nome. L’ormai ex presidente serbo cederà lunedì mattina le sue funzioni alla presidente dell’Assemblea serba, Ana Brnabic, che assumerà la carica di presidente ad interim. Le elezioni presidenziali si terranno entro la fine di dicembre. “Entro la fine di dicembre dovremo tenere le elezioni presidenziali, il primo turno delle elezioni presidenziali, e prima di queste, come sapete, ci saranno le elezioni parlamentari il 25 ottobre. Perché l’ho fatto? Avrei potuto candidarmi come presidente della Repubblica. Persino molti miei amici, presidenti stranieri, mi hanno chiesto con stupore: Perché lo fai? Perché lasci l’incarico? Nessuno l’ha mai fatto prima”, ha detto Vucic. “Per me la democrazia come forma di regime politico è molto importante”, ha aggiunto.
Figura di spicco della scena politica serba da oltre 14 anni, Aleksandar Vucic si è fatto strada dalle macerie del governo di Slobodan Milosevic fino al cuore del potere, facendo leva su un nazionalismo populista che gli è proprio. Per i suoi sostenitori, Vucic incarna la stabilità, lo sviluppo e il patriottismo in un Paese a lungo segnato dalle sanguinose guerre degli anni ’90 e dal conseguente isolamento internazionale. I suoi oppositori lo percepiscono come un leader sempre più autoritario, che naviga tra il Cremlino e Bruxelles, alla guida di un governo accusato di corruzione endemica.
Il presidente serbo Aleksandar Vučić si dimette prima delle elezioni. (ANSA)
La carriera politica: da ministro di Milosevic a
Aleksandar Vucic, classe 1970, si è fatto conoscere negli anni ’90 come alleato ultranazionalista di Milosevic, ricoprendo la carica di ministro dell’Informazione nel 1998. Dopo la caduta dell’uomo forte jugoslavo, rovesciato da un’ondata di proteste popolari nel 2000, è diventato una figura di spicco del Partito Radicale Serbo, una formazione di estrema destra. Sostiene i leader politici e militari serbi della Bosnia Radovan Karadžić e Ratko Mladić, entrambi successivamente condannati all’ergastolo per genocidio e altri crimini commessi durante la guerra in Bosnia. Anche il leader del partito, Vojislav Šešelj, viene condannato per crimini contro l’umanità. Tuttavia, nel 2008 Vucic compie una svolta spettacolare.
Dopo aver lasciato i radicali, ha cofondato l’SNS, un partito conservatore e filoeuropeo che ha vinto le elezioni legislative del 2012 e da allora domina la scena politica serba. Ha ricoperto le cariche di vice primo ministro, ministro della Difesa e primo ministro prima di diventare presidente nel 2017. Tuttavia, Vucic non ha realmente rotto con le sue tendenze nazionaliste e con i suoi ex alleati di estrema destra. Si astiene dal condannare i serbi riconosciuti colpevoli di atrocità commesse durante i conflitti degli anni ’90 e chiude un occhio quando i media filogovernativi e i suoi alleati lodano i criminali di guerra. Nonostante i tentativi di negare qualsiasi coinvolgimento dello Stato in un grande raduno in onore di Ratko Mladic organizzato il mese scorso nella capitale serba, molti dei suoi ministri vi hanno partecipato, attirandosi aspre critiche da Bruxelles. Vucic coltiva l’immagine di un leader che percorre in lungo e in largo la Serbia, attirando investimenti e creando posti di lavoro. Dal quartiere scintillante lungo la Sava, il Waterfront di Belgrado (Beograd na vodi) dominato da una torre di vetro nata grazie ad una joint venture tra il governo serbo e una società controllata dagli Emirati Arabi, ai numerosi progetti in corso in vista dell’EXPO del 2027 che si terrà nella capitale serba , lo slogan del suo partito, «La Serbia vince», campeggia sui cartelloni pubblicitari di tutta la capitale.
Belgrado Waterfront, Serbia (Petar Milošević – Wikipedia)









