L’Europa è pronta a difendersi da attacchi informatici significativi e su vasta scala? La risposta di sintesi della Corte dei conti europea che si è espressa sull’argomento può essere sintetizzata così: il problema della cybersecurity europea non è soltanto vedere arrivare un attacco. È riuscire a dirsi, in tempo, che l’attacco è arrivato. Per capire cioè rapidamente quando quando quella violazione smette di essere un problema nazionale e diventa una crisi che coinvolge più Paesi serve segnalazioni tempestive, informazioni condivise e procedure comuni. Ed è proprio qui, secondo la Corte dei conti europea, che il sistema Ue continua a mostrare le sue debolezze.
La corte dei conti europei, coordinata da Corte George-Marius Hyzler, ha esaminato tra il 2022 e il 2025 come l’Unione individua e gestisce gli incidenti di cybersecurity più gravi: quelli «significativi», cioè capaci di provocare forti interruzioni o danni, e quelli «su vasta scala», che colpiscono più Stati membri e richiedono una risposta coordinata. Gli auditor hanno svolto verifiche anche in Italia. La conclusione è che l’architettura europea di cooperazione è cresciuta, ma resta solo parzialmente efficace. Il principale punto critico è lo scambio di informazioni tra Stati membri e organismi Ue.
L’Europa ha costruito negli anni una macchina complessa: rete dei CSIRT nazionali, EU-CyCLONe per la gestione delle crisi, ENISA, una riserva di specialisti e un sistema europeo di allerta. Per la cybersecurity il programma Europa digitale mette a disposizione 1,4 miliardi di euro nel periodo 2021-2027. Ma la benzina di questa macchina sono i dati. E spesso i dati non circolano.
Il caso più evidente risale al settembre 2025. Un ransomware contro i sistemi di Collins Aerospace mise in difficoltà Heathrow, Bruxelles, Berlino Brandeburgo e Dublino, costringendo gli aeroporti a tornare a procedure manuali. Eppure, secondo la Corte, nessuno Stato membro classificò formalmente l’evento come incidente transfrontaliero significativo o su vasta scala. Nessuna escalation europea.
Non è un caso isolato. Nel 2025 gli Stati membri hanno trasmesso appena 14 segnalazioni di incidenti transfrontalieri significativi, provenienti da sette Paesi. Erano state due nel 2024, zero nel 2023 e tre nel 2022. E dalla nascita del meccanismo europeo nessun incidente è mai stato classificato formalmente «su vasta scala»: non WannaCry, non NotPetya, non il blackout informatico legato a CrowdStrike nel 2024.











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