«I primi mesi del 2026 restituiscono un quadro ancora complesso, ma anche alcuni punti di positività, che ci invitano a guardare al futuro con fiducia e concretezza. In uno scenario internazionale segnato dalle tensioni geopolitiche e dall’evoluzione dei comportamenti di acquisto nel Far East, le nostre imprese stanno dimostrando capacità di adattamento»: Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Moda Accessori, riassume così i dati di consuntivo del 2025 e quelli della prima parte del 2026.
La federazione è una buona cartina di tornasole dell’intero sistema Tma (tessile-moda-accessorio) italiano, perché riunisce le associazioni cui fanno riferimento i comparti chiave della filiera pelle italiana: calzaturiero (Assocalzaturifici), pelletteria (Assopellettieri), abbigliamento in pelle e pellicceria (Aip), concia (Unic).
Nel 2025, il comparto Accessori Moda ha generato un fatturato complessivo di 29,1 miliardi e le esportazioni, 24,2 miliardi, hanno registrato una contrazione del 2,9% rispetto all’anno precedente, mentre le importazioni hanno segnato un incremento del 2%, raggiungendo quota 11,5 miliardi. I dati confermano il ruolo centrale dell’interscambio internazionale per la filiera e la sua forte vocazione all’export, in un contesto globale ancora sfidante ma nel quale iniziano a delinearsi alcuni elementi di stabilità.
Tornando all’export, nei primi cinque mesi del 2026. l’Italia ha esportato beni del comparto per 9,9 miliardi e in questo scenario, l’Unione europea ha mostrato una dinamica positiva, con i flussi in crescita dell’1,3%: particolarmente significativi i risultati di Francia (+4,3%), che si conferma il principale mercato di destinazione, Spagna (+7,4%) e Paesi Bassi (+10,6%).
Guardando ai mercati extra Ue, gli Stati Uniti, che rappresentano il 12% dell’export del comparto, evidenziano una sostanziale tenuta, con una lieve flessione dell’1,1%. Più articolato il quadro sui mercati asiatici, con una contrazione delle esportazioni verso Giappone (-9,9%), Corea del Sud (-4,6%) e Cina (-2,5%), a fronte della crescita di Hong Kong (+8,1%). Particolarmente rilevante, non sorprende, la contrazione dei flussi verso il Medio Oriente (-41,3%), con gli Emirati Arabi Uniti a -41,5%, un andamento che risente dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche nell’area.









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