Storie Web giovedì, Settembre 17

Per la produzione metalmeccanica il debole segnale di luce del primo trimestre 2026 si è affievolito nel secondo trimestre, i volumi sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto con lo stesso periodo del 2025; è in corso un rallentamento, dal segno positivo di aprile, a maggio e giugno si è registrata una frenata. L’incertezza nelle tensioni geopolitiche impatta sulle previsioni delle imprese per i prossimi mesi che indicano un calo dell’attività produttiva e un ridimensionamento dell’occupazione: il 23% ha attivato procedure per crisi e ristrutturazione aziendale, e la cassa integrazione straordinaria ha superato il ricorso alla cassa ordinaria, segno di difficoltà ormai “strutturali”.

Industria: produzione aumenta in termini congiunturali (+0,4%) e tendenziali (+0.5%)

L’osservatorio congiunturale di Federmeccanica presentato ieri a Roma evidenzia come la produzione industriale rimanga fragile e i segnali di ripresa risultino ancora discontinui: nell’industria la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0,4%) che tendenziali (+0,5%). Nel presentare i dati, il dg Stefano Franchi ha invitato alla cautela: «Molte imprese della metalmeccanica hanno aumentato la produzione, riducendo però i margini, non hanno trasferito i maggiori costi sui prezzi di vendita. Sul secondo trimestre impatta solo marginalmente la guerra in Iran (è iniziata a fine febbraio, ndr), anche grazie al ricorso alle scorte, ma gli effetti si iniziano a vedere da giugno». La tenuta del settore è stata sostenuta dalle fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale e +13,4% tendenziale) e di Altri mezzi di trasporto (rispettivamente +2,1% e +4,9%). In affanno la produzione di Macchinari, Elettronica ed Apparecchiature elettriche.

Export in crescita verso Paesi extraUe, ma frena l’Asia

Le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate in media dell’8,3% nel primo semestre rispetto al 2025, trainate dai mercati extracomunitari (+9,9%) – spicca il +4,2% degli Usa, e il segno meno nell’export verso l’Asia – rispetto a quelli dell’Unione Europea (+6,9%). Ma le importazioni sono cresciute di più (+11,9%) e il saldo dell’interscambio si attesta a circa 23 miliardi di euro.

Le ore di Cig autorizzate dall’Inps sono in calo del 22,1% nel semestre, ma le richieste di Cigs hanno superato quelle di Cigo, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni, soprattutto per l’aumento di ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%).

Il sentiment delle imprese: attese in peggioranento

L’indagine condotta presso un campione d’imprese associate, evidenzia un peggioramento nelle attese: scende al 26% (dal 32% della scorsa rilevazione) la quota di aziende che dichiara un aumento del portafoglio ordini, l’11% valuta “cattiva o pessima” la situazione di liquidità, il 20% (era il 24%) prospetta incrementi di produzione a fronte di un 27% (era il 21%) che prevede contrazioni. Quanto agli occupati, il 13% delle imprese prevede aumenti, a fronte del 14% che si attende tagli. «La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese -sintetizza la vicepresidente Alessia Miotto-, siamo in presenza della crisi dell’Elettrodomestico, dell’Automotive e della Metallurgia. Dalle tensioni geopolitiche ci attendiamo effetti negativi sul lungo periodo». Per il direttore del centro studi, Massimo Longhi «da luglio è cambiato il quadro con il forte rialzo dei prezzi energetici che si farà sentire nel terzo trimestre».

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