Storie Web mercoledì, Settembre 16

Un rialzo dei tassi subito. Uno quasi annunciato entro la fine dell’anno. La riunione della Federal Reserve ha portato il range dei Fed Fund al 3,75%-4%, dal precedente 3,50%-3,75% con una decisione presa all’unanimità: con il voto quindi dell’attuale presidente Kevin Warsh che, scelto da Donald Trump, sembrava dovesse accompagnare progressivamente la politica monetaria verso un orientamento più accomodante. Il rialzo di settembre è il primo da luglio 2023, quando era iniziata una manovra di sei tagli per un totale di 175 punti base.

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Anche più interessanti i “dots”, le indicazioni dei componenti del Fomc, il comitato di politica monetaria della Fed: ora la mediana delle proiezioni sull’andamento dei tassi punta per fine anno al 4,125%, corrispondente al 4-4,25%: sedici governatori su diciotto – compresi coloro che, a rotazione, non hanno diritto di voto – ritengono necessario un nuovo rialzo. Warsh, come a giugno, non ha fornito però le proprie indicazioni. I tassi dovrebbero poi restare fermi l’anno prossimo – ma otto banchieri centrali puntano a un terzo rialzo – per poi calare al 3,75-4% nel 2028 e al 3,5-3,75% nel 2029. Il tasso di lungo periodo, che può essere considerato un obiettivo implicito, è salito al 3,25%: ancora a giugno era appena superiore al tre per cento. «Non intendo pronunciarmi in anticipo sulle decisioni future», ha però detto Warsh in conferenza stampa: «Mi sono impegnato a seguire una disciplina, un insieme di principi»

Il comunicato diffuso al termine della riunione – ormai laconico con la nuova presidenza – ha leggermente modificato la diagnosi sull’inflazione: a luglio era elevata rispetto all’obiettivo del 2%, a causa di shock sul lato dell’offerta che avevano inciso sui prezzi di alcuni settori. A settembre, la dinamica dei prezzi è, semplicemente, «elevata», senza altre indicazioni. «I dati sull’inflazione di questa estate non mi indicano – ha spiegato Warsh – che le tendenze di fondo siano migliorate in misura significativa. Sulla base dei dati più recenti su CPI e PPI, la variazione sui dodici mesi dei prezzi PCE complessivi (che sarà pubblicata il 30 settembre, ndr) è stata probabilmente intorno al 3,6% in agosto. L’inflazione core misurata dal PCE e quella misurata dal CPI si attestano rispettivamente intorno al 3,2% e al 2,4%. Troppe categorie continuano a registrare aumenti superiori al 3%, sia su base semestrale sia su base annua».

Warsh ritiene che le condizioni finanziarie non siano restrittive: «Trovo difficile descriverle» in questo modo, ha detto. «Abbiamo ridotto il grado di accomodamento, in modo che le condizioni finanziarie e creditizie fossero più coerenti con i nostri obiettivi finali. Questa è stata la decisione. Questa è stata la nostra valutazione. Continueremo a valutare la situazione in prospettiva».

La crescita dell’attività economica continua a essere considerata solida, grazie a una «spesa domestica» resiliente all’incertezza creata dalle tensioni geopolitiche. La crescita della produttività e gli investimenti di capitale erano entrambi «forti», a giugno, mentre nel comunicato di settembre la prima mantiene l’aggettivo «strong», che sottolinea l’intensità dell’aumento, mentre i secondo diventano «robusti», e quindi solidamente sostenuti. Immutata l’indicazione sul mercato del lavoro: «La crescita dell’occupazione ha tenuto il passo con quella della forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente invariato» e le richieste di sussidi di disoccupazione – ha aggiunto Warsh «si muovono a livelli coerenti con la piena occupazione».

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