Storie Web sabato, Settembre 12

Savelli ha ricordato che il rischio di mortalità e quello di longevità presentano una caratteristica che li rende particolarmente complessi: sono sistemici. A differenza di altri eventi assicurativi, non colpiscono singoli individui o gruppi limitati, ma intere popolazioni. Per questo risultano più difficili da prezzare, da coprire e da trasferire.

Secondo il presidente degli attuari, il mercato dispone ancora di pochi strumenti realmente capaci di assorbire i rischi demografici. «Probabilmente dobbiamo sviluppare molto di più questo tipo di coperture», ha affermato.

Rita D’Ecclesia, componente del consiglio dell’Ivass, ha invitato il settore a seguire una sequenza rigorosa. «Dobbiamo prima capire come misurare questo rischio. Solo dopo possiamo preoccuparci di come trasferirlo», ha detto.

Per D’Ecclesia, la priorità non è infatti l’innovazione finanziaria in sé, ma la qualità delle informazioni su cui essa si basa. «Il rischio di mortalità può essere valutato soltanto grazie a dati di qualità e a modelli adeguatamente testati».

La cautela di attuari e regolatori nasce da una considerazione semplice: l’intero sistema poggia su previsioni demografiche. In molti Paesi, però, le serie storiche sulla mortalità restano incomplete o insufficienti per costruire modelli pienamente affidabili. Eppure proprio da quelle stime dipendono decisioni che incidono sui bilanci di fondi pensione, assicurazioni e Stati.

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