«Il riso è molto più di un prodotto: è eccellenza assoluta del nostro agroalimentare e ingrediente iconico della nostra cucina» che mobilita «un export che vale oltre 800 milioni di euro l’anno, e il cuore di questa produzione è in questa terra straordinaria tra Lombardia e Piemonte». Lo ha detto Giorgia Meloni, intervenendo alla seconda edizione di Risò, il Festival internazionale del Riso che si inaugura oggi a Vercelli. La manifestazione si è aperta con un minuto di silenzio per la scomparsa di Emma Bonino e Raffaele Costa, chiesto dal palco dal ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida.
Meloni, accolta all’arrivo da un lungo applauso, ha salutato tra i presenti il vice direttore della Fao Maurizio Martina, «candidato dell’Italia a succedere come direttore, perché crediamo che l’Italia come pochi altri possa rivendicare di avere qualcosa da dire su come assicurare buon cibo a tutti i popoli del mondo». Una stoccata diretta innanzitutto alla Spagna di Pedro Sanchez, con il cui candidato è aperta la gara.
Canale Cavour, «esempio della velocità che serve alle infrastrutture»
La premier, accolta all’arrivo da un lungo applauso, ricorda dal palco il canale Cavour, «il frutto più lungimirante della lungimirante rivoluzione dell’acqua» ed è uno degli «insegnamenti per la politica di oggi: la velocità con cui un tempo infrastrutture straordinarie si riuscivano a costruire, l’attenzione verso l’acqua. Cerchiamo da imparare da quello che i nostri nonni sapevano fare meglio di noi».
L’omaggio alle mondine e alle lotte per le otto ore
Meloni ha ricordato come il Festival sia legato a un altro anniversario: «Sono 120 anni che ci separano dalla conquista delle otto ore lavorative. Oggi lo consideriamo un diritto acquisito ma all’inizio del Novecento è stata una vera rivoluzione combattuta e ottenuta dalle donne». Abbiamo nei confronti delle mondine «un enorme debito di riconoscenza». Su questo «anche Emma Bonino potrebbe essere d’accordo con me».
Il “no” ad accordi di libero scambio al ribasso
La presenza di Meloni non è solo il tributo dichiarato ai produttori di riso, ma anche la promessa di lavorare insieme per non disperdere l’eccellenza della risicoltura, messa a dura prova dalla siccità e dal cambiamento climatico e dalle importazioni a dazio agevolato (in regime Eba) dal Sud Est asiatico, in particolare da Cambogia e Myanmar (si veda Il Sole 24 Ore oggi in edicola). «La filiera del riso è un settore all’avanguardia, fiore all’occhiello del Made in Italy e noi siamo consapevoli che questo patrimonio debba essere tutelato e difeso dalla concorrenza sleale di nazioni che non rispettano i nostri standard sociali e sul lavoro». Il riferimento è alle discussioni intorno alle intese con il Sud Est Asiatico. «Non si possono fare accordi di libero scambio con nazioni che non rispettano i tuoi standard. Noi competiamo non sulla quantità ma sulla qualità, e abbiamo il dovere di difenderla». La premier cita l’esempio degli obblighi sui fitofarmaci imposti dalla Ue, ma non altrove.













