Storie Web martedì, Agosto 25

Il costante rincaro dei prezzi alla pompa riaccende con forza il tema degli extraprofitti, ovvero quei margini aggiuntivi incassati dalle compagnie quando il prezzo al consumo cresce molto più rapidamente rispetto ai costi vivi sostenuti per la materia prima. Una fiammata alimentata dal contesto geopolitico e dal conflitto con l’Iran, che ha spinto i guadagni dei grandi distributori attivi in Europa verso la quota record di 7,5 miliardi e mezzo di euro.

L’iniziativa diplomatica promossa da Roma

Per arginare i contraccolpi sui bilanci di famiglie e imprese, l’Italia punta a una tassazione su questi margini per mitigare l’impatto sull’economia. A tale scopo, il governo italiano ha promosso un’azione congiunta con altri cinque Paesi membri, chiedendo alla presidenza di turno irlandese di avviare un confronto politico diretto tra i ministri delle Finanze dell’Unione Europea. Da Palazzo Chigi è stato chiarito che non si tratta di un’autorizzazione formale da richiedere alla Commissione Europea, poiché ciascun governo possiede già la facoltà di intervenire con norme nazionali.

Il rischio di asimmetrie nel mercato unico

La necessità di un’intesa comunitaria risponde a una logica di tutela industriale e di equità competitiva. Muoversi in ordine sparso con misure isolate rischierebbe di creare pericolose asimmetrie di mercato, finendo per penalizzare ingiustamente l’operatore energetico di Stato rispetto alla concorrenza internazionale. Per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, la soluzione risiede in un intervento armonizzato a livello europeo che chiami a contribuire, secondo criteri uniformi, tutti i gruppi petroliferi ed energetici operanti nel mercato unico.

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