L’estate era partita sotto buoni auspici, con un mercato vivace per la frutta di stagione, come pesche, nettarine, albicocche e susine e, soprattutto, mirtilli. E con una domanda eccezionale di biologico, che in giugno ha fatto salire del 30% le vendite a valore e a volume della società specializzata Canova, presente in Italia, Spagna e Francia, e del 40% quelle di ViviToscano, che presidia il mercato del Centro-Sud Italia. Ma poi l’eccezionale e prolungata ondata di calore si è fatta sentire e ha messo sotto pressione gli oltre 2.600 soci di Apofruit distribuiti in tutta Italia, dal Trentino alla Calabria.
«I nostri produttori subiscono gli effetti del cambiamento climatico e ne sono molto preoccupati – spiega Mirco Zanotti, presidente di Apofruit Italia, che festeggia quest’anno il suo 65esimo anniversario – Dalla scarsità di acqua, anche al Nord, all’eccessivo calore, che ha ‘bruciato’ molti prodotti. Come il 20% delle mele Gala, la cui raccolta avviene in agosto e che potenzialmente saranno sempre più difficili da coltivare e, quindi, a rischio di espianti».
Il cambiamento climatico non incide solo sulla quantità e sulla qualità dei prodotti ma anche sull’organizzazione del lavoro, con la ridefinizione del calendario e degli orari di raccolta per evitare le ore troppo calde. La stessa necessità di adattamento emerge dagli investimenti. Le reti antigrandine, per esempio, vengono sempre più utilizzate anche come strumenti di protezione dall’irraggiamento solare, mentre la scelta varietale punta a individuare produzioni più adatte alle nuove condizioni climatiche. Uno scenario complesso che accresce la pressione sui produttori ortofrutticoli.
Le assemblee straordinarie indette in questi mesi da Apofruit per incontrate i soci conferitori hanno restituito una fotografia comune: il cambiamento climatico riguarda tutti, anche i territori del Nord considerati fino a pochi anni fa relativamente protetti. Ecco dunque che clima, acqua e disponibilità di manodopera stanno diventando variabili sempre più determinanti per la capacità di produrre valore delle imprese ortofrutticole e rappresentano grandi criticità anche per un colosso come Apofruit Italia, che ha archiviato un 2025 con un risultato positivo in termini di ricavi e redditività. Il fatturato è salito del 5%, toccando i 313 milioni di euro, mentre l’utile netto ha segnato un +52% rispetto al 2024, superando gli 1,3 milioni di euro. Il bilancio consolidato, che comprende le otto società controllate operative in Italia, Francia, Spagna e Portogallo, vede il Gruppo Apofruit superare per la prima volta i 401 milioni di euro di giro d’affari (+6%) ma con un utile netto dimezzato rispetto al 2024 (427mila euro).
Ma c’è un altro dato particolarmente significativo: la liquidazione record riconosciuta ai soci produttori che, a fronte di un aumento del 2,5% dei quantitativi conferiti, si sono visti riconoscere 147,5 milioni di euro, il 4,8% in più rispetto al 2024. La liquidazione delle produzioni invernali 2025 rappresenta in questo quadro un altro indicatore della capacità della cooperativa di creare valore: kiwi, mele, pere, agrumi, patate e cipolle hanno generato 80,51 milioni di euro, in aumento del 9,3% rispetto al 2024 a fronte di un +8% dei volumi conferiti, pari a 969mila quintali. Un elemento che si aggiunge agli 1,5 milioni di euro destinati al ripristino della capacità produttiva delle aziende agricole romagnole colpite dall’alluvione del 2023.












