Dalle barricate per la tutela dei lavoratori alle aule di tribunale nel ruolo di datrice di lavoro soccombente. Il verdetto emesso dal giudice Franco Caroleo della sezione Lavoro del Tribunale di Milano nei confronti di Ilaria Salis rischia di trasformarsi in un vero e proprio corto circuito politico per l’eurodeputata eletta nelle file di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs).
Con una decisione depositata lo scorso 10 marzo, l’esponente della sinistra è stata condannata a versare oltre 300 mila euro di danni (a cui si aggiungono 10 mila euro di spese legali) a due ex collaboratori che l’avevano affiancata anche durante la campagna elettorale, sollevati dall’incarico nel 2025 tramite una comunicazione di recesso anticipato dal contratto prima della scadenza naturale prevista per il 2029.
Ilaria Salis in aula a Strasburgo, 7 ottobre 2025 (Ansa)
La contumacia e l’assenza della giusta causa
La causa è stata promossa dagli ex assistenti parlamentari – rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto – a seguito del licenziamento in tronco motivato genericamente dal “venir meno del rapporto fiduciario” – elemento essenziale nei rapporti di collaborazione con i collaboratori degli staff di parlamentari ed europarlamentari – e da presunte insoddisfazioni professionali. Non si tratta di contratti a tempo determinato o indeterminato ma di consulenti che comunque erano stati scelti dalla stessa Salis e che avevano partecipato attivamente al movimento che nacque durante il periodo della detenzione dell’attuale europarlamentare in Ungheria.
Tribunale di Milano (GoogleMaps)
Nel merito del procedimento, la posizione dell’eurodeputata si è rivelata particolarmente debole sotto il profilo procedurale e sostanziale. Salis è infatti rimasta contumace, non essendosi costituita in giudizio per respingere le contestazioni. Come chiarito dal giudice Caroleo nelle motivazioni della sentenza:
“Spettava certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa, ma l’eurodeputata, rimanendo contumace, non ha evidentemente assolto al proprio onere. Deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati.”
A quanto si apprende, ma in attesa di una presa di posizione ufficiale della stessa eurodeputata, la stessa non sarebbe venuta a conoscenza – ma non se ne comprende il motivo – dell’udienza e sembra che immediatamente dopo la sentenza sia già stato fatto ricorso in appello.
È entrata così in aula Ilaria Salis,Budapest, 28032024 (@NiccoloZancan)
Al di là degli aspetti contabili e risarcitori, la vicenda giudiziaria assume un peso politico inevitabile. La figura di Ilaria Salis è stata proiettata negli scranni delle istituzioni europee grazie a un’intensa mobilitazione d’area progressista, fondata sulla difesa degli ultimi, sul contrasto al precariato e sulla centralità della dignità del lavoro.
Maurizio Gasparri in Senato (LaPresse)
Le reazioni politiche
“Spiace”. Così, con una buona dose di ironia, il leader della Lega, Matteo Salvini commenta sui suoi profili social la notizia della condanna. I vertici del centrodestra hanno colto immediatamente l’occasione per sottolineare quella che ritengono essere un’evidente ipocrisia ideologica.
Tra i primi a intervenire è stato il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “La Salis, grande eroina dell’estremismo sociale, prima ha avuto rapporti problematici con le case e ora licenzia in tronco i suoi collaboratori che avevano un contratto valido fino al 2029. Come Soumahoro e altri campioni della sinistra, predica bene e razzola male. Invocano i diritti dei lavoratori e li ignorano del tutto quando riguardano la propria sfera personale.”
Dello stesso tenore l’attacco giunto da Fratelli d’Italia. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha evidenziato come “ci sia chi difende i lavoratori a parole e chi, come Salis, sceglie persino di umiliarli”, mentre dalle file della Lega si sottolinea la paradossale condotta di chi si batte pubblicamente contro il precariato per poi “stracciare i contratti dei propri dipendenti”.
La risposta della Salis da Bruxelles
Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita IVA), ritenendo insussistente la giusta causa.
Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato.
Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti.
La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni.
Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento.
“Non ho mai avuto la possibilità di difendermi, non ho mai ricevuto la notifica dell’udienza”
Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale.
Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia PEC –, la notifica non mi è mai pervenuta.
Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti.
Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda.











