Storie Web mercoledì, Luglio 15

Tra i partner europei, la Francia (+6% valore, malgrado un -3,6% nelle quantità) si conferma prima destinazione del Made in Italy calzaturiero, mentre la Germania accusa una frenata che si attesta al -10%.

Pesano le tensioni internazionali: l’export verso il Medio Oriente segna un -33% (con un -62% a marzo, dopo l’inizio del conflitto), quello verso i paesi dell’ex blocco sovietico un -21%, mentre gli Stati Uniti, alle prese sin dalla primavera 2025 con la questione dei dazi doganali aggiuntivi sulle merci in ingresso, registrano un -7,4% in valore. Il saldo commerciale settoriale si rafforza comunque a 1,3 miliardi di euro, in crescita del +10,9% sul 2025, grazie al netto rallentamento delle importazioni, scese del -9,5% in valore.

Permangono difficoltà sul fronte della struttura produttiva e dell’occupazione. Nei primi tre mesi del 2026 si registrano -85 imprese attive e -808 addetti tra i produttori di calzature rispetto alla fine del 2025. Il ricorso agli ammortizzatori sociali resta significativo: nella filiera pelle le ore di cassa integrazione, pur in calo del -40% rispetto ai picchi del 2025, si attestano a 6,2 milioni, un livello ancora oltre tre volte superiore a quello pre-pandemia.

I dati relativi alle esportazioni di calzature e parti per regione presentano segni negativi per tutte le principali aree, con rare eccezioni. Nella lettura di tali cifre vanno comunque considerate le distorsioni legate alla possibile discrepanza tra provincia/regione di produzione e quella di spedizione. Nel primo trimestre evidenziano un andamento positivo solo Emilia-Romagna e Piemonte.

Piuttosto in linea con la media nazionale la flessione dell’export dalla Lombardia (-10,8% sui primi 3 mesi 2023), che guida la graduatoria per regione davanti al Veneto (-14,8%, che copre da sola ben il 40% dei flussi verso la Francia, in calo del -6,9% ma sempre prima destinazione regionale) e alla Toscana (-19,7%, che ha registrato un crollo del -82% dei flussi diretti in Svizzera). Al quarto posto le Marche (-8,9% nel complesso, con -7,7% a Fermo, -5% a Macerata e un arretramento decisamente più pesante per Ascoli Piceno, che ha perso il -21,7%). Puglia (settima) e Campania (ottava) mostrano anch’esse decrementi, ma abbastanza contenuti (-5,9% e -2,9% rispettivamente).

Condividere.