ANKARA – Tra critiche e apprezzamenti, rimproveri ed elogi, il presidente Donald Trump ha lasciato, come prevedibile, il suo marchio sul vertice della Nato che si è chiuso ieri qui ad Ankara. Dietro alla facciata di unità che gli alleati hanno voluto tratteggiare, perdurano dubbi e tensioni. D’altro canto, come potrebbe essere altrimenti quando la Casa Bianca soffia di continuo il caldo e il freddo? Tra le decisioni, è da segnalare quella americana di concedere a Kiev licenze per produrre missili Patriot.
Nella sala del Consiglio atlantico «si respirava un forte senso di unità», ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte. Dopo avere reso merito all’aumento della spesa militare nei paesi europei, l’ex premier olandese ha precisato: «Stiamo gettando le basi di una Nato più forte, più equilibrata e più capace». Ha aggiunto lo stesso presidente Trump: «In quella stanza c’era tanto amore, tanta unità». Come previsto, il comunicato rimarca «l’impegno incrollabile» alla difesa comune.
Sempre ieri gli Stati Uniti hanno annunciato di volere concedere all’Ucraina la licenza per produrre missili Patriot, efficaci nella difesa antimissilistica. La scelta darà con ogni probabilità una marcia in più a Kiev nella sua ormai lunga guerra contro la Russia. «Credo che siano in grado di produrli piuttosto rapidamente», ha affermato il presidente Trump, in una conferenza stampa con il presidente Volodymyr Zelensky. «Hanno una grande capacità di produrre armi».
L’improvvisa decisione potrebbe essere dettata dall’ambizione della Casa Bianca di salire sul carro del vincitore, in un momento in cui l’Ucraina sembra prendere il sopravvento, almeno tecnologico, sulla Russia. Altri osservatori credono che la scelta sia dettata anche dal desiderio di contrastare la concorrenza europea, in particolare i missili franco-italiani SAMP/T. Nel frattempo, Kiev ha ottenuto conferma di aiuti occidentali per 140 miliardi di euro nel 2026-2027.
Insomma, il vertice della Nato è terminato meglio di quanto non fosse iniziato. Prima del summit, il presidente americano aveva criticato la Spagna: è un alleato «terribile» in quanto a spesa militare, aveva detto, dando ordine di interrompere i rapporti commerciali; aveva rimproverato ad alcuni paesi, tra cui l’Italia, di non avere partecipato alla guerra contro l’Iran; aveva ribadito il desiderio di annettere la Groenlandia; e aveva anche minacciato di ritirare tutti i soldati americani dal continente europeo.









