È il 29 giugno, intorno alle 21:00 all’ingresso di un palazzo residenziale del Principato di Monaco, vicino al confine con la Francia, una bomba esplode e ferisce tre persone, di cui due in modo grave. Una settimana dopo, nei pressi di Kiev, le autorità ucraine trovano il corpo di una donna uccisa a colpi di arma da fuoco. Tra i feriti dell’attentato di Monaco c’è Vadim Ermolaev, businessman ucraino con cittadinanza cipriota, colpito insieme alla compagna e al figlio da un ordigno esplosivo piazzato davanti casa. La donna uccisa a Kiev è Anastasiia Berezovska, ricercata da giorni in tutta Europa perché sospettata di aver piazzato quella bomba. Sembra il soggetto di una spy story hollywoodiana, ma è uno dei casi in cui la realtà supera la fantasia dei migliori sceneggiatori.
L’attentato e la caccia all’uomo
Tutto ha inizio con un tuono che sconquassa la tranquillità del piccolo paradiso fiscale lungo la Costa Azzurra. La sera del 29 giugno, Vadim Ermolaev sta tornando a casa dopo cena assieme a una donna e a suo figlio di tredici anni. Quando stanno per entrare nel palazzo, i tre vengono investiti dall’onda d’urto di un’esplosione che li scaraventa a terra. Trasportati in ospedale a Nizza, le condizioni più critiche sembrano quelle della donna, mentre Ermolaev e il bambino risultano fuori pericolo nel giro di poco tempo. Le autorità di Monaco rivelano che a causare l’esplosione è stata una bomba detonata a distanza con un telecomando. Per la ricca comunità del Principato è uno shock: il Ministro di Stato Christophe Mirmand dichiara che si tratta di un caso senza precedenti e il principe Alberto II parla di un atto «criminale» che ha sconvolto l’intera società monegasca.
La pista del terrorismo viene esclusa quasi subito, anche se in un primo momento tutte le opzioni rimangono aperte e la Francia mette a disposizione le sue unità investigative anti-terrorismo in caso di necessità. All’inizio si pensa a un attentatore, ma il 3 luglio, venerdì, la polizia di Monaco diffonde l’identikit del sospettato. Si tratta di una donna ucraina di 39 anni, capelli castani, corporatura robusta e un tatuaggio sul braccio destro, forse un serpente. Le telecamere di sicurezza della zona l’hanno ripresa diverse volte mentre perlustrava l’area intorno al palazzo nei giorni precedenti all’esplosione. Il suo nome è Anastasiia Berezovska, e da quel momento è una ricercata internazionale, colpita da una Red Notice dell’Interpol con l’accusa di tentato omicidio e collocamento di un ordigno esplosivo in un luogo pubblico.
Sulle tracce della sospettata
Le autorità in cerca di Berezovska diffondono un altro dettaglio: la sospettata parla tedesco. Da diverso tempo infatti vive a Francoforte, dove la polizia tedesca perquisisce il suo appartamento. Lei non c’è: in base alle prime ricostruzioni degli investigatori, dopo l’attentato ha attraversato a piedi il confine con la Francia fino a Beausoleil, dove ha recuperato un’automobile immatricolata e noleggiata in Germania per poi scappare verso l’Italia. Secondo Morgan Raymond, viceprocuratore di Monaco, la relativa sofisticatezza della bomba e il modus operandi del tentato omicidio suggeriscono che la donna non abbia agito da sola, e forse è stata aiutata anche nella fuga. Il punto più oscuro rimane il movente: esclusa la matrice terroristica, le autorità pensano a un regolamento di conti della criminalità organizzata, visti i possibili legami con l’attività imprenditoriale di Ermolaev. Qualcuno inizia a ipotizzare anche un coinvolgimento dei servizi segreti ucraini, ma le zone d’ombra restano molte.
Chi è Vadim Ermolaev
«Per quanto ne sappiamo, non è ricercato dalle autorità di Paesi stranieri». Sono le parole del procuratore generale di Monaco Stéphane Thibault, il quale aggiunge che Ermolaev non è mai stato oggetto di indagini nel Principato. Il rapporto del businessman ucraino con il suo Paese di origine, però, è più complicato. Vadim Vladimirovich Ermolaev, 58 anni, è un noto oligarca emerso nei primi anni 2000 che ha costruito la sua fortuna nel settore immobiliare, agroalimentare e degli alcolici. Grazie al controllo della compagnia Alef, è uno dei costruttori più influenti della regione di Dnipro, stabilmente nella top 100 delle persone più ricche dell’Ucraina. È anche co-proprietario della società finanziaria estone Versobank, sospesa nel 2018 dalla Banca centrale europea per violazione delle norme anti-riciclaggio.











