Continua la guerra tra Stati Uniti e Cina sulla intelligenza artificiale. Stavolta, anzi potremmo dire ancora una volta, è Anthropic che tenta di proteggere la sua creatura dalle incursioni cinesi. Riporta infatti il Financial Times che l’azienda creata dai fratelli Amodei che Anthropic sta intervenendo per chiudere le falle che hanno permesso alle aziende cinesi di aggirare le rigide restrizioni imposte dalla società di intelligenza artificiale sull’uso non autorizzato dei propri strumenti in Cina.
Secondo fonti del quotidiano finanziario, aziende cinesi – tra cui Ant Financial – hanno avuto accesso agli strumenti di IA di Anthropic, come Claude Code, ricorrendo ad espedienti quali l’utilizzo di provider cloud e di filiali estere. Ant avrebbe fornito ai dipendenti account aziendali di Claude, accessibili tramite la rete intranet dell’azienda, la quale è collegata alla sua entità con sede a Singapore.
Il tentativo della cinese Ant non è il primo e non è un caso isolato. C’è chi si è spinto anche oltre. Circa dieci giorni fa, la stessa Anthropic ha accusato la compagnia tecnologica cinese Alibaba di aver ottenuto illegalmente l’accesso al modello Claude attraverso una serie di account falsi. Tra aprile e giugno, questi account fraudolenti hanno generato 28,8 milioni di scambi con Claude allo scopo di apprendere e replicare le sue capacità.
In una lettera inviata al Congresso degli Stati Uniti il 10 giugno scorso, che il Financial Times è riuscito a visionare, Anthropic affermava che Alibaba ha condotto una “vasta campagna per estrarre illecitamente le capacità di Claude”, riuscendo a generare quasi trenta milioni di scambi con il modello attraverso 25.000 account illeciti, violando le condizioni di servizio di Anthropic, che non fornisce Claude a clienti cinesi.








