Storie Web martedì, Giugno 30

Chissà se nel 1982, aprendo la loro gioielleria a Copenaghen, Per Enevoldsen e Winnie Liljeborg avrebbero immaginato che proprio da quel piccolo spazio si sarebbe sviluppata la prima azienda di gioielli al mondo per volumi venduti. La storia di Pandora inizia così, con un punto vendita chiamato “Populær Smykker” (gioielleria popolare), diventato un gruppo da 4,4 miliardi di euro di ricavi nel 2025, 7mila negozi in oltre 100 Paesi, 39mila collaboratori, 50 milioni di charms, il suo prodotto bestseller, venduti ogni anno.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Certo, le evoluzioni e le criticità del mercato negli ultimi anni hanno colpito anche il gigante danese – il primo trimestre 2026 è si è chiuso in ogni caso in crescita del 2%-, che ha reagito mettendo a punto una strategia evolutiva per alimentare la sua crescita futura. Una strategia che ha come parola chiave “elevazione”, in primis dell’esperienza di acquisto, come dimostra efficacemente il primo flagship store di Pandora in Italia, appena aperto a Milano in corso Vittorio Emanuele II, angolo piazza San Babila: nei 250 metri quadri disposti su due piani, elementi di design scandinavo incontrano materiali italiani, come il marmo di Carrara, e gli spazi sono pensati per scoprire il mondo Pandora, la sua storia e le sue novità, come il Diamond Salon, dedicato alla collezione Pandora Lab-Grown Diamonds che sbarca nel mercato italiano. «È una posizione fantastica, siamo molto orgogliosi», nota Massimo Basei, cco di Pandora con una lunga esperienza nel gruppo.

Massimo Basei, chief commercial officer di Pandora

Che mercato rappresenta l’Italia per Pandora?«È uno dei primi, genera circa il 7% del nostro fatturato. Ma non è fra i più importanti solo per i numeri: l’attenzione per la qualità e per lo stile che lo caratterizza lo rende per ogni azienda un laboratorio prioritario. L’Italia è un mercato pilota per il nostro futuro».

Di recente avete inaugurato una nuova manifattura in Vietnam, un investimento da 150 milioni di dollari che aumenterà la vostra produzione del 50%. La strategia di “elevazione” porterà a stringere collaborazioni anche con i distretti orafi italiani?
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Non pensiamo tanto di elevare i nostri prodotti, coerentemente con la visione dei fondatori che volevano offrire gioielli di qualità e accessibili, quanto la loro esperienza. Collaboriamo con aziende di tutto il mondo, l’Italia fornisce molte componenti ed è certo che aumentando la produzione, crescerà anche la nostra domanda. E mi fa piacere ricordare che alcuni nostri charms sono in vetro di Murano».

Charms della collezione Eternal Summer

Il vostro argento e oro sono al 100% riciclati, come fate a certificarne l’eticità della provenienza?
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Tutti i grani di metallo sono certificati in base al protocollo “Chain of Custody” del Responsible Jewellery Council, con standard molto severi che mantengono la loro filiera separata da quella dei metalli estratti. Lo stesso protocollo lo applichiamo, tramite audit interni, ai gioielli da riciclare che acquistiamo esternamente».

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