Nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) giunte all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia hanno toccato il livello record di 162mila, con un aumento dell’11,5% in più rispetto all’anno precedente, per un controvalore che sfiora i 100 miliardi di euro. È quanto emerso dalla relazione annuale presentata in settimana dall’Uif. Hanno registrato un significativo incremento le Sos riconducibili a banche e Poste Italiane, confermandosi il settore da cui proviene il maggior numero di segnalazioni (58,4%). Restano alte, seppur in calo, le segnalazioni degli altri operatori finanziari (21,3% del totale). In aumento le Sos degli operatori in criptoattività (che arrivano al 3,6% del totale) e dei compro oro (2,8%). Mentre tra i professionisti sono proattivi su questo fronte soltanto i notai (6,2%). Pressoché nulli quelli provenienti da Commercialisti e avvocati. Assenti – ingiustificati – i dipendenti della Pubblica Amministrazione, in particolare funzionari, dirigenti e segretari comunali.
Le segnalazioni provenienti dalle Pubbliche Amministrazioni, il cui apporto è stato sempre marginale, hanno registrato una ulteriore marcata riduzione (-58,8%, da 1.264 nel 2024 a 521 nel 2025) e rappresentano solo lo 0,3% del totale. Inoltre il 91% di queste risultano inviate oltre i 90 giorni. Poche segnalazioni, quindi, che giungono in ritardo e arrivano in gran parte dalle Amministrazioni centrali e meno da quelle locali. Eppure i Comuni sono i sensori terminali dello Stato, che hanno contatto diretto con il territorio e dovrebbero intercettare per primi le anomalie da segnalare: per esempio quando assegnano un appalto, concedono un’autorizzazione, erogano sovvenzioni e sussidi o quando appurano l’intestazione dell’ennesima proprietà immobiliare a un nullafacente.
Ma perché i dipendenti pubblici non effettuano segnalazioni? Sarà per ignavia o semplicemente per non avere scocciature ed evitare fastidi, non certo per connivenza. Finché le responsabilità sono attribuite più all’Amministrazione come ente che ai singoli dipendenti le carenze sono destinate a perdurare. Gli obblighi di segnalazione risalgono alla legge 231 del 2007. Successivamente, proprio per stimolare le segnalazioni della PA nel 2015 il ministero dell’Interno ha emanato un decreto per iniziare a responsabilizzare figure interne ai Comuni e agli altri enti: un provvedimento che – come evidenziano i numeri – è caduto nel vuoto. In quell’occasione è stato anche fornito un decalogo per individuare le anomalie in presenza delle quali bisogna attivarsi. Una sorta di libretto di istruzioni con tanti campanelli di allarme distinti per identità e comportamento del soggetto, per tipologia di operazione e per settore di attività, con un’attenzione speciale dedicata a controlli fiscali, appalti e finanziamenti pubblici. Una serie di coordinate per individuare focolai di malaffare, volte a ridurre i margini di incertezza connessi a valutazioni soggettive da parte dei “vigilanti” interni preposti.
Ma evidentemente tutto ciò non basta a far rispettare il dovere di ogni dipendente pubblico di segnalare, quantomeno al dirigente/funzionario responsabile, le condotte illecite di cui viene a conoscenza. Bisogna intervenire ancora sulle norme per responsabilizzarli maggiormente.










