Le infrastrutture sociali, poi, sono considerate essenziali dai giovani e il quadro che emerge dal rapporto è confortante: solo il 4% del campione intervistato nelle tre regioni coinvolte dichiara che nel comune di riferimento non sono presenti impianti sportivi, percentuale che scende al 2% nel Cratere. Il 42% giudica poi adeguata l’offerta di impianti sportivi per i giovani nelle aree interne, il 44% nei comuni del Cratere sisma.
Gli ostacoli
«La ricerca sulle nuove generazioni dell’Appennino centrale – dichiara il commissario straordinario alla Ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli – conferma che i giovani non hanno smesso di credere nei propri territori. Il legame con le comunità di origine resta forte, ma per trasformarlo in una scelta di vita servono lavoro qualificato, formazione, servizi, mobilità, connettività e opportunità d’impresa».
Il 79%, infatti, si dichiara molto o abbastanza legato al territorio, il 64% valuta positivamente la qualità della vita del suo comune, mentre il 55% vede nelle aree interne una risorsa strategica per l’Italia.
Tuttavia, permangono numerosi ostacoli alla piena realizzazione professionale e personale dei giovani delle aree interne: per il 74% di loro il principale limite è la scarsità di prospettive lavorative, dinamica che porta il 65% degli intervistati ad aver pensato almeno una volta di trasferirsi altrove, quota che scende al 48% nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni.
Il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi spiega che «le aree interne non possono essere considerate periferie dello sviluppo. I giovani restano dove trovano opportunità, servizi, collegamenti e una prospettiva di futuro».











