Confitarma esprime una «ferma e unanime contrarietà a qualunque forma di pedaggio nello Stretto di Hormuz». La posizione della Confederazione degli armatori è emersa con forza durante il consiglio generale e l’assemblea privata, che si sono tenuti a Napoli, presso la sede del gruppo Grimaldi. «Il diritto di passaggio delle navi in transito attraverso gli stretti internazionali – ha detto il presidente dell’associazione, Mario Zanetti – deve essere libero e non può essere soggetto a limitazioni e a pedaggi, siano essi espliciti o mascherati. Ribadiamo il principio fondamentale della libertà di navigazione, da cui dipendono gli approvvigionamenti energetici, il commercio internazionale e la competitività del nostro Paese».
A questo proposito, durante il consiglio si è posta l’attenzione sul fatto che il pagamento, da parte degli armatori, di un pedaggio o di un qualsiasi servizio a favore di uno Stato sanzionato, come attualmente è l’Iran, potrebbe configurarsi come una violazione del regime sanzionatorio Ue e quindi comportare anche violazioni delle clausole contrattuali dei finanziamenti bancari già in essere.
«Seguiamo con attenzione – ha aggiunto Zanetti – gli sviluppi diplomatici in corso ma, al momento, la situazione richiede prudenza e massima vigilanza, in particolare per i 20mila marittimi ancora coinvolti, che rappresentano la priorità. Auspichiamo, ovviamente, la più rapida risoluzione della crisi e un’accelerazione della riapertura della navigazione sicura nello Stretto; anche, se necessario, grazie al contributo prezioso della nostra Marina militare, insieme alle altre marine nazionali».
Il tema dello Stretto è stato trattato anche in un incontro alla Farnesina tra il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani e le associazioni di categoria. Per Assarmatori è intervenuto il presidente, Stefano Messina, il quale, rispondendo a chi ha sottolineato l’aumento, registrato negli ultimi mesi, dei noli marittimi, ha evidenziato come l’incremento dei noli rappresenti la conseguenza di un, più generale, aumento dei costi sostenuti dalle imprese armatoriali.
«In particolare – ha detto Messina – sono cresciuti i costi del combustibile, delle coperture assicurative e della logistica terrestre integrativa, necessaria per aggirare le aree di conflitto o caratterizzate da limitazioni al traffico. In assenza di strumenti compensativi, questi maggiori oneri non possono che riflettersi sul costo complessivo del trasporto e, conseguentemente, sull’utenza finale e sul prezzo delle merci». Messina ha, quindi, ringraziato il ministero, la rete diplomatica delle ambasciate e le agenzie di supporto all’export, per l’assistenza e la vicinanza mostrate al settore dell’armamento «in un contesto così difficile».











