Storie Web martedì, Giugno 16

«Ogni anno è importante, se consideriamo che Henoto, come società, è partita nel 2016 con un fatturato di appena 15 milioni e da allora è cresciuta costantemente a ritmi rapidissimi. Quest’anno, però, è particolarmente significativo». Antonio Bruzzone, ceo del gruppo fieristico BolognaFiere, ripercorre la storia della società di allestimenti del gruppo che, a dieci anni dalla fondazione, è ormai una holding che a sua volta ha tre controllate italiane (Tecnolegno, Fontemaggi e Fratelli Graziano), con 20 sedi nel mondo, oltre 300 collaboratori e punta a superare nel 2026 i 180 milioni di euro di ricavi (da 135 milioni del 2025), incidendo per quasi il 50% sul fatturato consolidato del gruppo BolognaFiere (306,7 milioni nel 2025). La sola Henoto spa, che ha chiuso il 2025 a quota 85 milioni di euro, punta a raggiungere i 100 milioni di euro di ricavi.

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Strategia di diversificazione

«Una crescita organica, per linee interne, senza contare eventuali acquisizioni», precisa Bruzzone, anticipando che, a breve, il gruppo dovrebbe concludere un’operazione in Messico per acquisire e implementare uno vero e proprio sito produttivo.

L’obiettivo è ambizioso: diventare uno degli operatori di riferimento per le aziende, un partner globale che non solo ne realizza gli allestimenti nelle fiere, ma che ne accompagna anche lo sviluppo in Italia e all’estero, realizzando showroom e qualunque altro genere di struttura, compresi gli arredi. Del resto, la crescita di Henoto (come società e come gruppo) è avvenuta proprio così: «attraverso un costante sviluppo nazionale e internazionale e con un ampliamento costante dei servizi offerti», aggiunge il ceo.

Oggi Henoto e le sue controllate hanno diversificato enormemente gli ambiti di intervento: realizzano infatti non solo strutture temporanee per le fiere ma anche allestimenti e arredi, ad esempio, per eventi sportivi (è stato parte di Casa Italia per le olimpiadi di Parigi e di Milano-Cortina), per showroom e negozi e per il contract alberghiero. Proprio quest’ultimo filone è quello su cui il gruppo punta di più nel medio termine: «Attualmente retail e contract valgono circa una decina di milioni di euro – spiega Bruzzone – ma è un settore dal grande potenziale e vogliamo crescere ulteriormente».

Lo sviluppo internazionale

Per quanto riguarda invece lo sviluppo internazionale, è interessante notare che Henoto continua a crescere anche negli Stati Uniti, nonostante le difficoltà legate al tema dei dazi, grazie soprattutto alla strategia articolata con cui il gruppo ha affrontato questo mercato, dove è presente con diverse sedi operative, tra cui una falegnameria ad Atlanta e un ufficio nel New Jersey: questo ha permesso di superare alcune barriere doganali ma, soprattutto, di garantire alla clientela rapidità nei tempi di consegna e qualità nei prodotti. È così che gli Usa sono arrivati a generare 15 milioni di euro di fatturato e dovrebbero salire a 18 a fine anno. Bene anche la Cina, che pesa per circa 10 milioni di euro, e i Paesi del Golfo dove proprio la strategia di diversificazione dei servizi ha aiutato: «ora è tutto fermo per quanto riguarda gli allestimenti fieristici – spiega infatti Bruzzone – ma lavoriamo molto nel retail, perché i negozi vogliono essere pronti a riaprire al meglio quando il mercato ripartirà».

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