Storie Web venerdì, Giugno 12

C’è una foto che, forse più di ogni altra, racconta la complessità umana e politica della Prima Repubblica. È il 13 giugno 1984. Davanti alla sede del Partito Comunista Italiano, in via delle Botteghe Oscure a Roma, una marea umana di un milione di persone piange Enrico Berlinguer, stroncato due giorni prima da un ictus durante un comizio a Padova. A un certo punto, tra la folla di falci e martelli, compare un uomo alto, distinto, con i baffi specchiati. È Giorgio Almirante, il segretario del Movimento Sociale Italiano. È il leader dei neofascisti che entra nel tempio del comunismo italiano. Non ci sono fischi, non ci sono insulti. I militanti si aprono in un silenzio incredulo e i dirigenti del PCI lo scortano davanti alla bara, dove Almirante si inchina in segno di profondo rispetto.

Quel gesto, che allora sembrò un miracolo di cavalleria, era in realtà il sigillo pubblico di un rapporto segreto, intenso e strettamente istituzionale che aveva legato i due leader nei momenti più bui della storia repubblicana. Differenti, contrapposti, agli antipodi ma con rispetto.

Il vero punto di svolta del loro rapporto avvenne tra il 1978 e il 1979, l’apice degli anni di piombo, segnato dal tragico sequestro e dall’assassinio di Aldo Moro. Entrambi i leader compresero che il terrorismo — sia quello rosso delle Brigate Rosse, sia quello nero dell’eversione neofascista — aveva l’obiettivo di far crollare lo Stato democratico.

Fu allora che nacquero gli “incontri segreti”. Avvenivano a tarda notte, a Montecitorio, nell’ufficio del senatore comunista Ugo Pecchioli, l’uomo della sicurezza del PCI. I due leader entravano da porte secondarie per evitare i giornalisti e, soprattutto, le proprie basi politiche, per le quali un simile dialogo sarebbe stato inconcepibile.

Il patto della notte: In quelle stanze isolate, Almirante e Berlinguer si scambiavano informazioni riservate sui rispettivi estremismi. Berlinguer voleva evitare che la destra sociale scivolasse in blocco nella lotta armata; Almirante cercava di accreditare il MSI come un partito d’ordine, isolando le frange bombarole. Fu un canale di comunicazione strategico che permise di disinnescare molte bombe sociali, evitando che le piazze esplodessero definitivamente.

“Nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, voglio ricordare con rispetto una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica, Enrico Berlinguer”. Giorgia Meloni lo scrive sui social aggiungendo che subito che “ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico. Un segno di
rispetto umano e istituzionale che ancora oggi – sottolinea – richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone”.
 

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