La prima stoccata è contro chi non l’ha invitata al vertice di Londra sull’Ucraina, troppi formati creano solo confusione, dice Meloni, che contrattacca rilanciando l’idea di un inviato europeo per la pace. Lo propongo da svariati mesi e si è preferito di no perché ci sono alcuni paesi che non vogliono rinunciare a guidare loro il percorso. Legittimo, ma non si venga a spiegare a me che cosa sia l’unità europea.
Sostegno incondizionato all’Ucraina, ma non a percorsi privilegiati per l’ingresso nell’Ue, dice Meloni. L’Iran resta una guerra non nostra, Israele non va isolata, ma servono sanzioni mirate. Confermando la volontà di investire sulla difesa, Meloni si fa vanto anche dei 14 miliardi di flessibilità ottenuti dall’Europa per l’energia green, ma non risparmia invettive contro i burocrati di Bruxelles.
E al fronte interno, però, che riserva le sciabolate, prima attacca i deputati di Futuro Nazionale, “votano contro il Governo, come la sinistra. E quindi, di grazia, non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. Poi se la prende con le altre opposizioni.
Non sono Nanni Moretti, spiega rispetto al forfait sul forum sui Balcani e Montenegro, e sull’immigrazione torna indietro di dieci anni per accusare il Governo Renzi di aver barattato flessibilità perché l’immigrazione è aver speso dieci miliardi in accoglienza. “Noi dieci miliardi di euro li abbiamo spesi per abbattere il cuneo fiscale sui lavoratori di questa nazione. Voi li spendevate per accogliere gli immigrati”.
In ultimo, l’attacco ai Cinque Stelle, che l’accusano di sudditanza politica, ha indossato le ginocchiere la metafora che Meloni reputa sessista.











