Storie Web mercoledì, Giugno 10

Non solo Tommaso Miele. Nell’inchiesta della Procura di Roma sul Ponte sullo Stretto spunta anche il tentativo, secondo l’accusa, di avvicinare altri due magistrati contabili ritenuti utili agli interessi del gruppo favorevole alla realizzazione dell’opera. Un tentativo che, a quanto si apprende, sarebbe però fallito: i due magistrati non avrebbero accettato gli inviti. Il meccanismo ipotizzato dagli inquirenti è lo stesso che, sempre secondo l’accusa, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno avrebbero messo in campo con l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele, anche lui indagato. A Miele sarebbe stato promesso sostegno per futuri incarichi in enti dopo il pensionamento, in cambio di una sua azione favorevole al progetto, con aggiornamenti sull’andamento della procedura davanti alla magistratura contabile e la rivelazione di informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi. Ora il materiale sequestrato dai carabinieri del Ros nel corso delle perquisizioni eseguite a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone – dispositivi elettronici e documenti – sarà analizzato dagli investigatori e sottoposto ai pm della Procura di Roma. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, procede per corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Le reazioni

A scendere in campo a difesa del progetto è il vicepremier Antonio Tajani. Il ministro Matteo Salvini, per ora, non parla: è impegnato nel Consiglio federale della Lega. Bocche cucite anche al ministero di Porta Pia, dove si preferisce non commentare. A spargere parole di fiducia sul Ponte sullo Stretto è così il titolare della Farnesina: “Non voglio interferire nella vicenda giudiziaria – dice il leader azzurro -. È una grande infrastruttura che deve andare avanti. La giustizia deve fare il suo corso, però non strumentalizziamo. Non mi pare che quanto accaduto abbia avuto grandi effetti”. E mentre l’opposizione va all’attacco (”Dobbiamo recuperare quei tredici miliardi e mezzo”, tuona il leader M5S Giuseppe Conte) gli stessi toni concilianti arrivano dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipess, Alessandro Morelli. “Osserviamo cosa valuterà la magistratura – ha detto -. Dal punto di vista puramente amministrativo non cambia assolutamente nulla, quindi il percorso va pienamente avanti. L’obiettivo è quello di realizzare la più importante infrastruttura del secolo, non per il meridione d’Italia, ma per il Paese e per l’Europa”. L’inchiesta giudiziaria infuria, con nuovi elementi che scuotono il già tormentato percorso verso i cantieri e con le indagini che si allargano. Ma chi nella maggioranza è disponibile a commentare giura che il Ponte si farà. Almeno sulla carta.

Il nuovo iter

Dopo la bocciatura della vecchia delibera da parte della Corte dei conti, il decreto legge n. 32 del 2026, il cosiddetto decreto Commissari, è stato costruito proprio per superare i rilievi della magistratura contabile. E per fissare la nuova roadmap, passaggio dopo passaggio, riscrivendo il percorso necessario ad arrivare all’approvazione definitiva del progetto. Al momento una parte consistente degli adempimenti richiesti risulta già completata, secondo la società Stretto di Messina. È stato sottoposto al controllo di legittimità della Corte dei conti l’Accordo di programma che coinvolge ministero delle Infrastrutture, ministero dell’Economia, Regioni Sicilia e Calabria, Rfi, Anas e la stessa Stretto di Messina. È arrivato anche il parere con osservazioni dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul Piano economico finanziario, un passaggio anticipato dal Sole 24 Ore. L’Authority guidata da Nicola Zaccheo considera il Pef un cantiere aperto, destinato quindi a richiedere un monitoraggio continuo. E segnala più di una criticità sul fronte della sostenibilità economica. Resta invece da acquisire il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, indicato dalla società come imminente. Si tratta dell’ultimo tassello tecnico prima del ritorno del dossier al Cipess per una nuova approvazione: un passaggio che, almeno sul fronte dell’incardinamento della pratica, secondo quanto annunciato dall’ad Pietro Ciucci, dovrebbe avvenire nelle prossime settimane, entro la fine del mese.

Il fronte Ue

Parallelamente continua il confronto con la Commissione europea sulla compatibilità del progetto con il diritto comunitario, fa sapere la concessionaria. Sul tavolo ci sono soprattutto i profili legati alla direttiva Habitat e alle regole sugli appalti: due nodi molto delicati, già entrati nei rilievi della Corte dei conti. Se il cronoprogramma non subirà ulteriori rallentamenti, l’obiettivo resta quello di completare entro la fine dell’estate l’intero iter autorizzativo, con il nuovo passaggio al Cipess e il successivo controllo della Corte dei conti. A quel punto potrebbe partire la fase realizzativa vera e propria già nell’ultimo trimestre del 2026. Secondo il cronoprogramma aggiornato sul calendario della concessionaria, il ponte richiederà sette anni e mezzo di lavori. L’entrata in esercizio resta fissata al 2034. Una tabella di marcia che, almeno sulla carta, l’inchiesta della Procura non modifica. Anche se il nuovo fronte giudiziario aggiunge un ulteriore elemento di incertezza a un’opera che negli ultimi tre anni ha già conosciuto più di uno stop and go.

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