L’analisi delle retribuzioni dei vertici aziendali che emerge dallo «Studio sui compensi dei Board delle società italiane del Ftse Mib. Anno 2026» realizzato dalla Cutillo & Partners nell’ambito delle attività di ricerca promosse dall’Osservatorio Executive Compensation e Corporate Governance della Luiss Business School (Lbs), restituisce un quadro articolato fatto di cifre milionarie e dinamiche di governance molto delicate. In particolare il quadro relativo ai capi azienda mostra una situazione complessa, in cui spiccano cifre di grande rilievo, concentrazioni settoriali e dinamiche di governance, i cui dati sono forniti dagli autori dello studio, a margine dello stesso.

Le remunerazioni

Partendo dai dati specifici delle aziende ai vertici del mercato, la classifica dei 10 amministratori delegati più pagati nel 2025 evidenzia compensi complessivi di svariati milioni di euro. Al primo posto troviamo Carlo Messina (Intesa Sanpaolo) con un valore complessivo, dato dalla somma del totale erogato e del fair value dell’equity, pari a 12.620.900 euro. Seguono Andrea Orcel (Unicredit) con 11.474.280 euro e Philippe Donnet (Generali) con 10.119.714 euro. Questa classifica riflette l’andamento del mercato: i Ceo più retribuiti appartengono in gran parte al settore finanziario e a quello energetico (come Claudio Descalzi di Eni e Flavio Cattaneo di Enel, rispettivamente a 8,3 e 7,9 milioni di euro), settori che negli ultimi anni hanno registrato performance reddituali e di Borsa estremamente significative. E quasi tutte le prime 10 posizioni che qui riportiamo sono collegate a performance positive. Allargando lo sguardo all’intero campione delle 34 società italiane del Ftse Mib analizzate nello studio Cutillo & Partners, emerge una rilevante criticità strutturale: la profonda sproporzione tra la remunerazione del capo azienda e quella degli Amministratori Non Esecutivi (Ned). A fronte di una Total Compensation mediana a target per il Capo Azienda di oltre 3,5 milioni di euro, un Ned percepisce un compenso totale effettivo mediano di soli 116.250 euro. Tradotto in percentuali, il rapporto tra il compenso totale del Ned e quello dell’Ad si attesta in media ad appena il 2,5%. In termini pratici, l’amministratore delegato guadagna circa 40 volte di più rispetto ai suoi colleghi di Consiglio.

I 10 PIÙ PAGATI

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I criteri per la determinazione

Il secondo grande tema di carattere sistemico riguarda la difficile correlazione tra remunerazione ed effettiva performance dell’azienda (il cosiddetto principio del pay for performance). Lo studio rileva come definire in modo univoco questo legame sia complesso: ad esempio, pur in un contesto di performance medie positive, i bonus cash di breve termine (STI) erogati ai capi azienda nel 2025 sono paradossalmente diminuiti rispetto all’anno precedente (da 816.000 a 762.000 euro a livello mediano). Questo avviene perché la misurazione dei bonus dipende non solo da indicatori reddituali come il Roe (che pure mostra una certa correlazione con i pagamenti), ma anche dalle dimensioni aziendali, dal settore di appartenenza, dal tipo di azionista ma anche dalle modalità di erogazione temporale dei bonus. Per cercare un allineamento più fedele con la creazione di valore, le aziende – secondo lo studio – stanno spostando sempre di più il peso della remunerazione verso gli incentivi di lungo termine (Lti), che ormai rappresentano il 37% del pacchetto retributivo mediano e viaggiano intorno a 1,4 milioni di euro, distribuiti per lo più tramite azioni vincolate ai risultati (performance shares).

Gli Advisor

C’è poi la questione degli advisor, soggetti che spesso forniscono anche altri servizi alle società. Con il rischio di un conflitto di interessi se questi servizi vengono commissionati proprio dai soggetti sulle cui remunerazioni gli advisor daranno un parere. Su questo punto Guido Cutillo spiega: «L’indipendenza degli advisor su questi temi è una questione molto delicata che sta ricevendo crescente attenzione anche da parte del mercato. Chiaro che affidarsi per questo servizio a società che vendono centinaia di migliaia o addirittura milioni di euro di altri prodotti o servizi espone gli emittenti a forti rischi legali e reputazionali. Il punto meriterebbe probabilmente un’attenzione ben maggiore da parte dei membri indipendenti del board e dei Comitati Remunerazione». In questo ambito pluriennale si inseriscono ormai stabilmente anche i parametri Esg (Ambiente, Sociale, Governance), presenti nel 100% delle aziende analizzate e con un peso nei piani incentivanti che raggiunge il 20%. Tuttavia, proprio sui parametri legati alla sostenibilità, viene segnalato come si stia aprendo un dibattito (si veda l’intervista in pagina).

LE RETRIBUZIONI DEI NED

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Gli altri protagonisti

Spostando invece l’attenzione sulle altre figure chiave del governo societario, lo studio offre un’interessante panoramica sui compensi dei presidenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale. Per i presidenti, analizzati quest’anno indipendentemente dalla natura esecutiva o meno dell’incarico, il compenso fisso mediano da politica si attesta a 453.750 euro, in moderata crescita rispetto all’anno precedente. La remunerazione di queste figure resta prevalentemente fissa, con la componente variabile limitata ai soli casi in cui vi siano significative deleghe esecutive. Si nota inoltre un netto divario settoriale: nel mercato finanziario, a causa di una governance più complessa e fortemente regolamentata, il compenso mediano dei Presidenti è superiore del 40% rispetto alle aziende non finanziarie.

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