Storie Web venerdì, Giugno 5

NEW DELHI – Nonostante l’impatto della fase iniziale della guerra in Medio Oriente, nel primo trimestre dell’anno l’economia indiana è cresciuta del 7,8% su base annua. Il dato è risultato nettamente superiore alle previsioni di crescita formulate degli economisti sondati da Reuters e Bloomberg (7,2% e 7,3% rispettivamente), ma rispetto ai tre mesi precedenti (+8% rivisto dall’iniziale +7,8%) ha mostrato un lieve rallentamento. Investimenti privati, produzione agricola ed edilizia sono stati tre dei principali driver della crescita.

Il National Statistics Office stima che nell’anno fiscale che si è concluso lo scorso 31 marzo il Pil sia cresciuto del 7,7% in leggero aumento rispetto alla previsione del 7,6% formulata a febbraio. «Le ricadute del conflitto in Medio Oriente nel mese di marzo sembrano aver avuto un impatto limitato sulla crescita economico», spiega Sakshi Gupta, chief economist di Hdfc Bank, aggiungendo però che la crescita probabilmente rallenterà a partire dal trimestre aprile-giugno.

Tra i principali osservatori, sia del settore pubblico che privato, è opinione diffusa che l’anno in corso registrerà una battuta d’arresto. Prima dello scoppio della guerra il chief economic advisor del governo prevedeva una crescita compresa tra il 7% e il 7,4%, ma la crisi petrolifera sta spingendo a un forte ridimensionamento delle attese: secondo le previsioni rese pubbliche ieri dalla Reserve Bank of India, nei 12 mesi al 31 marzo 2027 l’India crescerà del 6,6%. Ad aprile la stima era del 6,9 per cento.

L’India è stata una delle economie colpite più duramente dalla guerra con l’Iran, ormai entrata nel quarto mese, perché il Paese è il terzo importatore e consumatore mondiale di petrolio ed è fortemente dipendente dalle forniture provenienti dal Medio Oriente, specie da quando il governo degli Stati Uniti ha iniziato a imporre dazi extra a New Delhi per scoraggiare gli acquisti di greggio russo.

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