Storie Web mercoledì, Maggio 27

Piemontesi più inclini a risparmiare, Siciliani meno

Il Piemonte si attesta in cima alla graduatoria della propensione al risparmio (10,70%), piazzando tutte le sue province nelle prime dieci posizioni. Seguono nel “medagliere” la Lombardia 10,46% e l’Emilia-Romagna 10,14% che scalza dal podio la Liguria terza nel 2019. Le famiglie fanno, invece, più fatica ad accantonare risorse in Sicilia 5,05%, Sardegna 5,29% e Calabria 5,91%.

16 province del Sud in fondo alla classifica della propensione al risparmio

Sono del Nord le prime 21 province della classifica della propensione al risparmio delle famiglie italiane nel 2024. Bisogna scorrere fino alla 22esima posizione per trovare la prima provincia del Sud, rappresentata da Avellino (9,65%), e, addirittura, fino al 36esimo posto per trovare la prima provincia dell’Italia Centrale, costituita da Ancona (8,52%). Mentre, al contrario, sono tutte meridionali le province che occupano le ultime sedici posizioni della graduatoria chiusa da Crotone. Segno di una evidente difficoltà delle famiglie del Mezzogiorno a mettere da parte un “tesoretto” da utilizzare in prospettiva di esigenze future.

Ma Lombardia trainata da Milano resta il “salvadanaio” d’Italia

I milanesi hanno risparmiato a testa in media 3.920 euro nel 2024, oltre il doppio della media nazionale (1.918 euro) e quasi il quadruplo di quella meridionale (1.081 euro), e circa sei volte il valore pro-capite messo da parte dai crotonesi (686 euro) fanalino di coda.

Non a caso in Lombardia si concentra più di un quarto del risparmio complessivo maturato dagli italiani nel 2024, capitanata da Milano (11,25%). Seguono a distanza sul podio Roma (7,27%) e Torino (5,29%).

Con smartworking il risparmio pro-capite più alto di 1.000 euro

Ad incidere positivamente sulla capacità di risparmio della popolazione è anche lo smart working. Dove è maggiore la quota di occupati che lavorano da casa rispetto alla media nazionale, i lavoratori hanno messo da parte 2.697 euro a testa nel 2024 (erano 2.066 nel 2019) contro i 1.615 euro accantonati mediamente dai lavoratori laddove l’incidenza è più bassa (1.219 nel 2019).

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