Sosteniamo chi crea ricchezza e posti di lavoro, dice Giorgia Meloni. I risultati ci danno ragione. “Ma soprattutto abbiamo scelto di rimettere al centro la contrattazione di qualità. Perché è lì che si tutelano davvero i diritti dei lavoratori, settore per settore” dice la premier, con buona pace del salario minimo promosso dalle opposizioni.

Distanze che si misurano anche sul decreto accise, con il taglio dimezzato alla pompa. Una misura concreta per meloniani e forzisti. Tiepida l’accoglienza della Lega che alza i toni con l’UE. Lo fa Salvini, che ieri ha anche riaperto l’ipotesi di acquisto di gas russo.

Fibrillazioni che si registrano anche sulla legge elettorale. Tira dritto Fratelli d’Italia, con Luca Ciriani che assicura che arriverà prima dell’estate, e che il governo durerà fino alla fine della legislatura: “Salvini ha pensato, come qualcuno ha pensato dopo il referendum, che visto che c’è il mondo che è impazzito, forse sarebbe più utile, più cinico per il centrodestra andare subito al voto”.

Ma proprio sui temi del lavoro e dell’economia attaccano le opposizioni, “Il paese è fermo, il conto lo pagano i cittadini”, affonda il PD. All’attacco ai 5 Stelle: “Siamo schiacciati dai rincari, ma il governo non rinuncia alle spese militari e pensa alla legge elettorale per preservare le poltrone”. 

Così Renzi: La verità è che dopo quattro anni l’Italia è più povera: salari reali crollati dell’otto%, debito pubblico peggiore della Grecia, produzione industriale segno negativo. “Il governo ha bruciato già due miliardi per le accise”, fa notare Bonelli, “Meglio tassare gli extraprofitti”.

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