Storie Web venerdì, Maggio 22

Inevitabile arriva l’ennesimo prestito di Stato per tenere in piedi l’ex Ilva. Nel decreto accise in approvazione oggi in consiglio dei ministri entra un nuovo intervento per consentire la continuità produttiva dell’azienda, a fronte di una procedura di cessione che non riesce a giungere alla meta. Si parla di un prestito da 240 milioni di euro totali, diviso però in due tappe: 100 milioni dovrebbero essere inseriti oggi nel decreto accise mentre ulteriori 140 milioni verrebbero deliberati a luglio.

Con questi 240 milioni il governo italiano esaurirà il plafond massimo di 390 milioni del prestito di salvataggio che la Commissione europea aveva autorizzato agli inizi di febbraio, purché limitato ai costi operativi e con un obbligo di restituzione entro sei mesi, dopo le interlocuzioni tra il ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit) Adolfo Urso e la commissaria per la transizione green e la concorrenza, Teresa Ribera. A gennaio il governo aveva già varato la prima tranche da 149 milioni.

Le complicazioni della gara per la cessione degli asset di Acciaierie d’Italia, e il conseguente prolungamento dei tempi (ci si attendeva una conclusione entro aprile), rendono indispensabile il nuovo finanziamento per far fronte alle esigenze di liquidità per lavori, fornitori e stipendi del personale. L’alternativa sarebbe di fatto la chiusura del principale gruppo siderurgico italiano. È stato il ministro dell’Economia (Mef) Giancarlo Giorgetti, nel corso del Festival dell’Economia di Trento, a spiegare che l’intervento per garantire il proseguimento delle attività dell’ex Ilva troverà spazio nel decreto con cui sarà prolungato il taglio delle accise sui carburanti. L’intenzione del Mef di scindere il finanziamento in due parti fa presagire tra l’altro che la gara difficilmente si chiuderà prima di luglio.

La partita, del resto, si è via via complicata. Ufficialmente ci sono in campo solo due player: gli indiani di Jindal e il fondo statunitense Flacks Group. Jindal ora propone l’affitto del ramo d’azienda nella prima fase, in attesa che si concretizzino una serie di condizioni richieste, a partire dal tema dell’Autorizzazione integrata ambientale. Il nodo in questo caso è come definire l’obbligo di trasformare l’affitto in acquisto nell’arco, si ipotizza, di un anno. Flacks appare più indietro nella corsa: continua a non convincere il governo perché mancano lettere di patronage da parte delle banche e, anzi, il gruppo chiede allo Stato un vendor loan da 500 milioni.

Insomma, non ci sono ancora le condizioni per chiudere la gara, anche perché nel frattempo sembra che la presidenza del consiglio abbia deciso di perlustrare altre strade. Fonti governative confermano che ci sono conversazioni ad alto livello con il gruppo Arvedi, anche per valutare la possibilità di costruire un’alleanza con Qatar Steel e con un fondo internazionale. Le conversazioni non si sono ancora concretizzate in un’offerta e secondo alcuni una nuova cordata potrebbe farsi avanti, a condizioni più favorevoli, se la gara in corso si dovesse chiudere senza aggiudicazione. Due settimane fa, durante il question time alla Camera, Urso ha delineato però un altro percorso. Citando le regole del bando, il ministro ha parlato di altri soggetti che stanno mostrando interesse e che «possono in ogni momento presentare un’offerta, purché migliorativa rispetto a quelle già pervenute».

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