Dieci miliardi di euro, quindi circa il 10% di fatturato, polverizzati nel giro di tre anni, tra il 2024 e il 2026. E sette miliardi sottratti a una bilancia commerciale che (seppur in ottima salute) passerebbe dai 44 miliardi di euro del 2024 ai 37 del 2026. I Fashion economic trends, diffusi dalla Camera nazionale della moda italiana (Cnmi) in occasione della presentazione della settimana della moda uomo primavera-estate 2027, danno conto di uno scenario che rimane preoccupante: la moda made in Italy non riuscirà a mettersi alle spalle la crisi nemmeno quest’anno. Dopo un 2025 archiviato poco sotto i 93 miliardi di ricavi (-3,1%), anche il 2026 dovrebbe chiudersi con un decremento del -1,5% a 91, 5 miliardi. Dieci miliardi in meno rispetto ai 101, 3 miliardi realizzati nel 2023, sotto la spinta dell’aumento dei prezzi e della “sbornia” post Covid.
L’export a -5% nel 2025, pesa la performance della Cina
Tra i dati più preoccupanti in uno scenario geopolitico sempre più imprevedibile e complicato c’è il calo dell’export che vale circa il 90% del fatturato di settore:«Nel 2025 abbiamo registrato esportazioni di prodotti di moda e settori collegati a -5%, complice un calo a doppia cifra verso la Cina, mentre sui valori degli Usa hanno influito negativamente il deprezzamento del dollaro e i dazi – spiega Carlo Capasa, presidente della Cnmi –. È vero che le esportazioni di prodotti di moda verso gli Stati Uniti sono salite del 2,9% in valore, ma il numero dei pezzi venduti è diminuito a causa della concentrazione degli acquisti verso la fascia più alta del mercato. Un dato che si riflette, in negativo, sulla filiera che produce quei pezzi».
L’incognita Hormuz e la richiesta di sostegni
La situazione ancora instabile in Iran, con la chiusura dello stretto di Hormuz, non può che aggravare la situazione: «Se il conflitto si risolvesse entro giugno avremmo speranze di chiudere in pareggio grazie a un rimbalzo, ma se questo non succede il settore perderà export (la stima è un calo dell’1,5% a 85,4 miliardi, ndr) e fatturato. Poi ci saranno da fare in conti con i costi dell’energia che saliranno, ma gli aumenti si vedranno tra 6-18 mesi», dice Capasa. Che auspica «l’intervento del governo a sostegno della seconda industria italiana, quella della moda, che meriterebbe più attenzione». La richiesta delle grandi aziende di moda (la Cnmi, di fatto, riunisce i grandi brand del made in Italy) è quella di «misure mirate per sostenere l’export, come sgravi fiscali per i grandi esportatori – continua – e, poi, di supporto in vista dell’aumento dei costi dell’energia. Le aziende della nostra filiera sono energivore».
La fashion week uomo come vetrina internazionale
Il settore ha sempre trovato un momento e luogo di confronto con l’esecutivo nel Tavolo della moda, ma il più recente risale a dicembre 2025 quando i temi all’ordine del giorno erano stati le misure contro l’ultra fast fashion e le norme per la legalità nella filiera, dossier ancora in stand by, e all’orizzonte non risultano convocazioni di riunioni allargate, al netto dei tavoli tecnici su temi specifici. Tra le iniziative messe in atto per stimolare l’export c’è la collaborazione di lungo periodo con l’ Istituto per il commercio estero (Ice) che nel 2026 porterà buyer internazionali a Milano non solo per la settimana della moda, ma anche in occasione delle campagne vendita in partenza nelle prossime settimane. La fashion week uomo, che infatti ha il supporto del ministero degli Esteri e dell’Ice, sarà un momento di promozione del made in Italy. «Se sommiamo i nostri 75 eventi tra sfilate e presentazioni e le collezioni dei 750 marchi presenti a Pitti Uomo l’Italia si conferma il principale player nella moda uomo mondiale – conclude Capasa –. Dobbiamo essere orgogliosi di questo». In calendario, dal 19 al 23 giugno, ci sono 16 sfilate fisiche – tra cui quella della new entry Thom Browne, con un mix tra emergenti e nomi storici come Prada e Dolce&Gabbana –, 44 presentazioni, tra le quali Brunello Cucinelli, Tod’s, Kiton. Mancano alcuni big come Gucci, Bottega Veneta, Versace, Salvatore Ferragamo. Mentre Giorgio Armani, diretto da Leo Dell’Orco e Silvana Armani, proporrà il 22 giugno un mix tra le collezioni uomo e donna.













