Nasce l’Expo europea delle Dop e Igp, percorso itinerante con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze agroalimentari a indicazione geografica dell’Unione Europea. L’annuncio è stato dato a TuttoFood. «È un’ iniziativa strategica che merita di essere sostenuta e sviluppata in sinergia con l’Action Plan annunciato dal commissario Hansen», ha detto Paolo De Castro, presidente di Nomisma intervenuto al convegno sulla Dop Economy a Milano, in merito all’iniziativa che vedrà la collaborazione di Arepo (Associazione delle regioni europee per i prodotti di origine) e Origin (che raggruppa i consorzi Dop e Igp italiani).
«Il nuovo regolamento europeo non introduce soltanto una cornice legislativa unica e più solida – ha spiegato De Castro – ma segna soprattutto un decisivo cambio di paradigma culturale. Le indicazioni geografiche rappresentano infatti uno straordinario motore di sviluppo economico poiché valorizzano i prodotti, rafforzano le filiere e garantiscono maggiore valore anche alle materie prime, riconoscendo un giusto reddito ai produttori».
Italia hub europeo
Il nostro Paese, infatti, sui prodotti alimentari di qualità a marchio Ue fa scuola all’estero. Secondo il rapporto Ismea-Qualivita 2025 il valore alla produzione di prodotti Ig italiani ha raggiunto quota 20,7 miliardi con 12,3 miliardi ottenuti dalle esportazioni. «L’obiettivo – spiega Mauro Rosati, direttore della Fondazione Qualivita che da 24 anni monitora insieme a Ismea l’universo dei prodotti alimentari italiani certificati – è far diventare l’Italia un hub europeo per Dop e Igp. Possiamo mostrare agli altri produttori europei non solo come si realizzano prodotti di qualità ma anche come si sviluppano».
L’action Plan della Ue
Sullo sfondo c’è l’Action Plan sulle Indicazioni geografiche annunciato per il 2027 dal Commissario Ue all’Agricoltura, Cristophe Hansen, che dovrebbe ricalcare quanto già realizzato di recente con il biologico. «C’è però una differenza di fondo con l’impostazione italiana – continua Rosati ,che di recente ha dato alle stampe il libro “La filosofia della Dop Economy” – Bruxelles ritiene che questo modello si possa diffondere mediante le mense scolastiche e i bandi pubblici. Che vanno benissimo. Ma le Dop e Igp italiane sono diventate un benchmark soprattutto grazie al sistema dei consorzi di tutela. Strumenti di aggregazione dei produttori, ma che nel tempo hanno potuto incidere in maniera profonda sullo sviluppo sulle denominazioni».
Il ruolo dei consorzi
Infatti, se all’inizio dell’epopea Dop – i regolamenti istitutivi dei marchi Ue sono del 1992 – i poteri dei consorzi erano solo quelli di tutela e di promozione dei prodotti, con le successive riforme questi poteri si sono rafforzati. Col primo “Pacchetto qualità” del 2012 sono stati estesi i poteri di tutela ma, soprattutto, con la revisione delle norme nel 2024 si sono aggiunti i poteri di gestione e programmazione dell’offerta. Altro importante capitolo sul quale l’Italia ha fatto da apripista.













