Storie Web giovedì, Aprile 30

Si può partire da AiHuman, che lavora nelle tecnologie applicate alle assunzioni di personale. Oppure da Ospedale Digitale, per il monitoraggio remoto dei pazienti. Nomi scelti a caso tra le società iscritte nel registro delle start up in questo primo scorcio del 2026 e rappresentative di un trend che si sta progressivamente rafforzando.

L’area dei servizi informatici e del software è infatti quella in cui si concentra la maggior parte delle start up innovative italiane, categoria che di gran lunga sopravanza ogni altro settore, arrivando a sfiorare le 7mila unità, sei su dieci rispetto al totale censito.

L’analisi realizzata da Cerved sulla platea delle realtà innovative evidenzia una fortissima e crescente concentrazione in ambito digitale, mentre la seconda categoria più rappresentata, quella che gravita nell’area ricerca e sviluppo, vale appena il 13% del totale.

Platea ormai stabile, quella delle start up, tenendo conto dei flussi in entrata ma anche di quelli in uscita dal registro delle imprese dedicato a questa tipologia, in cui la permanenza può essere possibile solo dopo tre o cinque anni. Tenendo conto dell’uscita naturale dal registro, così come della chiusura fisiologica di alcune realtà, dal picco del 2021 in poi la discesa degli stock è stata limitata ma costante. A fine 2025 se ne contano infatti 11.820, quasi tremila in meno rispetto al 2021, che a sua volta però rappresentava un balzo del 69% rispetto ai numeri del 2017.

Nel corso del 2025 le nuove start up inserite si mantengono su livelli quasi stabili, a ridosso delle 2mila unità, in calo solo del 2% rispetto all’anno precedente. Anche guardando a questo cluster più recente il software vince a mani basse, rappresentando quasi il 60% del totale, arrivando al 70% tenendo conto più in generale anche dei servizi legati all’informatica.

Condividere.