Luna e di nuovo Marte, ossia la Nasa cambia opinione di nuovo. Artemis II è andato alla grande, finalmente dopo tanti problemi e rinvii, i quattro astronauti sono entrati nella capsula Orion, sono volati oltre la Luna, più distanti di chiunque altro, e sono tornati sulla Terra.
Orion è rientrata piuttosto malconcia, con molte parti abrase o addirittura mancanti; qualche commentatore ha detto che a Nasa si sono presi dei bei rischi. Per molti versi è quasi un complimento dato che l’abilità di chi decide è anche capire quando il rischio è accettabile e quando no, e ultimamente a Nasa di rischio si parlava poco.
Se si va al museo dello spazio di Houston, dove si vedono i mezzi di discesa sulla Luna della missione Apollo, anni ’70 del secolo scorso, ci si rende conto di quanto Werner von Braun, padre dell’astronautica made in Usa, sapesse bene quanto poteva osare. Fa onestamente impressione vedere la fragilità calcolata al millimetro del Lem, il modulo lunare.
Ora si tratta di andare avanti in un programma completamente, o quasi, cambiato, con un bel po’ di contraddizioni, come oramai questa amministrazione americana ci ha abituato anche per lo spazio.
Il cambio di piani di Nasa
Durante un evento chiamato Ignition, «accensione», l’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha cambiato di nuovo i piani del ritorno alla Luna, cioè del progetto Artemis, e sconvolto la comunità scientifica annunciando una missione su Marte, prevista per dicembre 2028.











