Storie Web domenica, Aprile 19

In un contesto di crescente competizione tecnologica globale, il controllo delle infrastrutture digitali è diventato un elemento di sovranità comparabile all’energia o alla difesa. Essere indipendenti dal punto di vista degli strumenti digitali e delle infrastrutture – dai software ai data center – è una priorità strategica per diversi Paesi. Tra questi la Francia si è posta in prima linea, inserendo l’autonomia digitale tra gli obiettivi espliciti del proprio programma di governo.

L’8 aprile, durante un seminario interministeriale organizzato dalla Direzione interministeriale per il digitale (DINUM), insieme alla Direzione generale delle imprese (DGE), all’Agenzia nazionale per la cybersicurezza (ANSSI) e alla Direzione acquisti dello Stato (DAE), è stata formalizzata ai ministeri la richiesta di ridurre la dipendenza da tecnologie e fornitori extraeuropei, in particolare statunitensi e cinesi. Tra le misure più rilevanti c’è quella che riguarda i computer utilizzati negli uffici pubblici: l’uscita progressiva da Windows a favore del sistema open source Linux. Le macchine coinvolte sarebbero circa 2,5 milioni.

Perchè la Francia dice addio a Windows?

Le motivazioni sono di natura strategica, industriale e di sicurezza. L’adozione di soluzioni open source consente allo Stato un maggiore controllo sul codice, sulle personalizzazioni e sugli aggiornamenti, con potenziali vantaggi in termini di trasparenza e sicurezza. Inoltre, riduce il rischio di dipendenze strutturali da fornitori esterni.

C’è poi una dimensione economica: puntare su software aperto e su filiere europee significa stimolare un ecosistema locale fatto di imprese, servizi di assistenza, sviluppo e cybersecurity. In altre parole, la spesa pubblica può trasformarsi in leva industriale interna.

Strategia ampia

La sostituzione del sistema operativo è solo un tassello di un piano più esteso che coinvolge strumenti collaborativi, antivirus, intelligenza artificiale, banche dati, virtualizzazione e apparati di rete. Ogni ministero dovrà presentare entro l’anno un piano di fattibilità dettagliato. In questo processo sarà centrale il ruolo della Direzione acquisti dello Stato, impegnata a mappare le dipendenze tecnologiche esistenti e a valutare le alternative.

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