La Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo è l’occasione per riflettere su una condizione che riguarda ormai una quota significativa della popolazione infantile e adolescenziale. Negli ultimi vent’anni i casi non sono “esplosi”: sono cresciute soprattutto la capacità di riconoscere precocemente i disturbi dello spettro autistico, l’accuratezza dei criteri diagnostici e l’organizzazione dei servizi.
Le stime indicano che circa un bambino su cento nel mondo, e uno su 77 in Italia nella fascia 7-9 anni, rientra nello spettro autistico, con un’incidenza nei maschi oltre quattro volte superiore rispetto alle femmine, in linea con quanto osservato negli altri Paesi ad alto reddito.
Risorse in ordine sparso
Questi numeri hanno conseguenze dirette sui sistemi sanitari, scolastici e sociali. In Italia non esiste ancora una voce di spesa unitaria dedicata all’autismo: le risorse sono distribuite tra sanità, scuola, servizi sociali e politiche per la disabilità, rendendo difficile una stima complessiva degli investimenti. Strategie nazionali, piani regionali, aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e misure per l’inclusione hanno rafforzato l’attenzione istituzionale, ma gli interventi restano disomogenei sul territorio.
Uscire dalla logica dell’emergenza
Il Rapporto Ocse 2026 sottolinea come l’aumento delle diagnosi sposti il tema da una logica emergenziale alla necessità di organizzare in modo strutturale i sistemi di assistenza. Più bambini e adolescenti intercettati significa maggiore domanda di valutazioni specialistiche, interventi precoci, sostegni economici, supporti scolastici e servizi sociali dedicati. In molti Paesi la capacità di risposta non cresce allo stesso ritmo: si registrano liste d’attesa lunghe, carenza di professionisti e percorsi frammentati, con un impatto più pesante sulle famiglie con minori risorse. L’Ocse stima costi mensili tra circa 200 e oltre 3.000 dollari per bisogni moderati, fino a 5.000-7.000 dollari nei casi più complessi.
Lavorare in rete
In questo scenario gli ospedali pediatrici sono chiamati a un ruolo centrale non solo nella diagnosi e nella cura, ma anche nella programmazione dei servizi e nella promozione di una cultura dell’inclusione. L’autismo richiede percorsi di presa in carico che accompagnino il minore lungo l’intero arco della vita, senza interruzioni nei passaggi cruciali, come quello dall’età pediatrica a quella adulta. Essenziale il lavoro in rete con territorio, scuola, servizi sociali e associazioni, per evitare che le famiglie affrontino da sole un carico organizzativo ed economico spesso elevato.












